giovedì 29 ottobre 2009

Circolo Filatelico

Uno dei tanti Circoli Filatelici che abbiamo aperto e che non hanno mai avuto terreno fertile, era ubicato in piazza Matteotti
Anni Novanta - Inaugurazione e benedizione dei locali sociali
Andrea Santostefano (presidente), Don Vito Calandrino, Ciaramitaro, Valerio Catalano, Tino Maniscalco, Signorelli, Nicola Bianco

Silvio Manzo, Nino Gancitano, Pino Sardo, Rinaldi, Vincenzo Giammalvo, Gancitano, Pino Catalano, Rita Mangione, Graziella Ciulla

giovedì 15 ottobre 2009

Mazara dei Pescatori



Parte seconda


Una delle tante immagini del Marrobbio

giovedì 8 ottobre 2009

Spigolature


A la balata liscia
Vuole la tradizione mazarese che nei secoli XVII, XVIII, XIX i cittadini che non avevano onorato la restituzione di un debito, venissero sottoposti ad una condanna coram populo, davanti al popolo. Questa punizione esemplare, di verosimile derivazione normanna, “coram populo a la balata liscia”, consistente nel fare rotolare nudo il colpevole sul fondo stradale di dura pietra liscia, veniva eseguita nella discesa che va dalla Piazza Purgatorio fino alla Via Marina che costeggia la chiesa di San Nicolò Regale, davanti a due ali di folla urlante. Ne seguì un canto popolare:

“Stricà lu culu a la balata liscia
na la scinnuta di lu Piatoriu
a Santa Niculicchia mi purtaru
retti li cianchi e retti li viogna
ma la viogna mè fu na la facci”.
Ho sbattuto i glutei sulla pietra liscia,
mi condussero alla discesa del Purgatorio
fino alla chiesa di San Nicolicchia.
Ho battuto i glutei e i genitali
ma la vergogna mi è rimasta sul viso.

E’ probabile che da questo fatto del passato derivi l’espressione mazarese “va runa lu culu”, piuttosto che dare altro significato poco elegante.


Dagli scritti inediti di Filippo Napoli, pubblicati da Gianni Di Stefano
Altra condanna coram populo.
Intorno alla metà del 1800 un’ordinanza borbonica imponeva che gli aggressori e i portatori d’armi venissero sottoposti alla condanna del “cavallitto” da effettuarsi nelle piazze della città e, prevalentemente, nella Piazza Porta Palermo sempre davanti al popolo vociante. I colpevoli, a viso coperto, erano collocati e legati su un cavalletto, in posizione bocconi, e sottoposti a randellate fino allo stremo delle forze, da parte di un battitore mascherato. Eseguita la punizione coram populo, in mezzo ad una moltitudine di cittadini, il reo veniva condotto nelle locali carceri per scontare il resto della condanna.
Altre condanne, coram populo, erano eseguite nei secoli scorsi, ma, se volete, ne parleremo in altra occasione.

mercoledì 7 ottobre 2009

Patronato Scolastico

I Patronati scolastici erano enti di diritto pubblico, sorti per iniziativa di privati, al fine di indurre i fanciulli ad iscriversi alla scuola e a frequentarla. Si occupavano anche di far arrivare ai bambini bisognosi gli aiuti, in vesti ed in oggetti scolastici, distribuiti dalla locale Congregazione di carità o da privati. Le prime norme in materia sono contenute nel R.D. del 16.2.1888. I patronati scolastici e i loro consorzi furono soppressi il 24 luglio 1977 e le loro funzioni sono state attribuite ai comuni.

1956 - Refezione scolastica
Albertina Dado, Pino Romagnosi (maestro)

Befana 1961
Filippo Marrone, Pino di Liberti con la piccola Antonietta 


1964 - Salone della scuola sita in piazza Santa Veneranda. 
Presidente pro tempore Alberto Rizzo Marino, vice Pino Romagnosi
Foto ricordo Maetsri - Distribuzione dei doni natalizi agli alunni da parte del Patronato*
Vito Lo Castro, Nicola Lombardo, Giovanni Pugliese, Placido Maltese, Tonino Catalano, Pierino Cusumano, Rallo, Banì Bua, Vincenzo Tumbiolo, Pino Romagnosi, ?, Onofrio Ivaldi, Giuseppe Mauro, Vincenzo Inzerillo (segretario), Cocò Scaduto, Nicola Savalli, Tonino Ferrantello, Vitale Incalcaterra, Alberto Rizzo, Mario Balsamo


1964 - Salone della scuola sita in piazza Santa Veneranda
Foto ricordo Maestre - Distribuzione dei doni natalizi agli alunni da parte del Patronato
Vita Tumbiolo, Giovanna Serra, Vincenza Ingargiola, Calandrino, ?, Maria De Simone, Rosa Antero, Pina Papa, Giovanna Lanzarone, Vitale Incalcaterra (direttore didattico), Graziella Passiglia (segretaria), Gaetana Bellitti, ?,

Pesca di beneficenza organizzata a scuola
Nino Messina (direttore), Banì Bua, Cocò Scaduto, Manlio Urso, Vito Crimaldi (bidello)


30 marzo 1967 - Santa Veneranda II Circolo Didattico
Alberto Rizzo marino (presidente), Vitale Incalcaterra (direttore didattico)


Tonino Ferrantelli (maestro), don Gaspare Morello (preside Liceo), Nino Messina (direttore didattico)

Fine anni '60 - Primo Circolo Didattico
Giovanni Di Simone, Vitale Incalcaterra, Girolamo D'Andrea (sindaco), mons. Giuseppe Mancuso, Purpi (provveditore agli studi), Nino Messina

Manifestazione del Patronato scolastico
Cocò Scaduto, Angela La Marca, Giovan Battista Asaro, Baldassare Bua, Accardi (presidente patronato), Andrea Terranova, Bartolomeo Pacetto (direttore poste)


Alberto Rizzo Marino - mons. Giuseppe Mancuso

martedì 6 ottobre 2009

Irene Marusso: insegnante, scrittrice, poetessa

Irene Marusso (1913) (nata Russo sposata Marrone). Ha pubblicato: “Clessidra ” (poesie); “Uomini al sole” (racconti); “lo, l'africana ” (poesie); “Domicilio coatto ” (teatro); “La bellezza della vita ” (romanzo - rinnegato peri molteplici e gravi er¬rori tipografici); “Sulla sponda del fiume, ad occidente” (poesie); “Vita sul fiume” (romanzo) ; “Annotazioni ” (poesie); “Racconti siciliani ”; “Se torno biografa di me stessa ” (poesie); “Una moglie frigida ” (romanzo); “Dal trauma del nascere ” (poesie); “Umanità alla sbarra ” (romanzo); Appigli, 1987 (poesie); Mensomatosis, 1992 (poesie).

Plesso Santa Caterina- Irene Russo (nel ruolo di maestra)
Maestra Irene Russo Marrone



Scuola Media "Giuseppe Grassa" - Incontro con gli alunni


Irene Marusso, Nino Contiliano, Anna La Melia

POESIE

(Da: “Gli eredi del sole”, 1987)
Naufragio

Distaccarsi dal ramo
foglia morta su mucchi di letame
e odore d'altri tempi
che investe quest'inverno
trepido a morire.
Memorizza il gabbiano sogni d'aria
e si spiuma al mattino
nella nebbia bassa
che sovrasta il canale.
Altre mattine
percorrevano venti alle marine
e il berretto strappato al marinaio
non pesava
più del suo corpo impigliato alla rete.
Adesso il pianto
ha sinistre risonanze
sui fianchi delle barche
e se l’alba ci dona speranze
è come un'offesa al dolore.




(Da:”Appigli”, 1987)
Platone docet

Per tanti anni legata alla grotta
come una bestia ferita
e solo qualche barlume
qualche luce improvvisa da incenerire
chi non fosse stato d'amianto.

Adesso amo la mia natura forte e provata
in continuo travaglio e in continua ripresa
allineata al vivere convulso
e al magistero di letture inquiete
di scritture discontinue.

Forse anch'io araba fenice
piccola donna che ha infranto catene
che ha valicato montagne
che ha saltato fossi senza paure.

Nell'universo brulicante di sollecitazioni
ho imbroccato la via giusta
quella che va verso il sorriso
di albe mediterranee
di tramonti africani stemperati nel sangue
e di affetti legati al filo del cuore.
TUTTO GIOIA DEL VIVERE.



Eredi Di Artisti

La natura marcescibile arricchita
da nuovi flussi sanguigni
sta generando una vita nuova
pure nell'amplesso non vivificato
da cellule germinali.

E il frutto si matura in altro alvo
meno materia e più spirito
meno istinto e più consapevolezza
consapevolezza di ricchezza cromosomica
che mi ha fatto erede di artisti
nell'utero della madre
ed esplosione di ardita fierezza
nel seme del padre
occhiazzurri - normanni.



(Da: “Metensomàtosis”, 1992)
Il mio fiume
(prima parte)

Un fiume
pigro oleoso denso di nafta
ma pure vivo per tanto
sfiatare di sirene.
Culla dei miei progenitori
- piccoli mercanti -
e ora ricchezze di squame d'argento
tradotte in miliardi.
Traffico da capogiro
uomini di colore alle banchine
pescatori non piú a piedi nudi
abiti firmati e profumi costosi.

Alla foce si fa sogno
il mare
lago limpido e terso
sotto il sole d'inverno
vecchio paradiso accarezzato
dai tempi delle canoe
nei silenzi incontrastati della natura
quando il tonfo di un ciottolo
lanciato a pelo d'acqua
aveva un suono armonico
ora ucciso dal rombo dei motori
che costruiscono denaro per chi
di denaro è avido.


Il mio fiume
(seconda parte)

Il mio fiume non canta piú.
Denso, oleoso, si muove indolente
si attacca ai fianchi delle barche
alle rive non erbose
agli anfratti delle grotte
nelle quali un tempo
cantavano, sì, gli aedi
convenuti alla fonte d'Ippocrene.
E c'erano allora aranci e zàgare
a profumare l'aria
e l'arabo inseguiva la fanciulla
per piegarla sull'erba.

Ora è un triste silenzio
e se gracida la rana
o gracchia il corvo
ci si allontana spediti
per scendere alla foce
godersi l'abbraccio del mare
che spuma allegro
sui fianchi delle barche giovani
quelle che corrono all'avventura
predatrici di vite guizzanti.
E se il canto non è sinfonia
c'è un suono tonfante di tamburi
legati a gridi di vittoria
o a frullare di danze
eterno retaggio nella mia terra
dirimpettaia dell'Africa nera.



Scientifica

Questo alternarsi di segni
questo vivere coi cicli della luna
un giorno cara ai poeti
- ora depauperata dai rari silenzi –
guardata come magìa incombente
sui giorni umani.
Alternarsi di cicli come maree
sulla nostra psiche
oceani che assalgono le battigie
che impongono anche alternanze
alla nostra natura
fatta pure di acqua.


Il Filo E Il Fuso

Nessuna maga
ha tramato la mia tela.
Il filo e il fuso sono solo miei.
Li custodisco
in un angolo della mente
al riparo da occhi indiscreti
e non perché sia gelosa
dei miei arnesi
solo che mi piace
tirarli fuori a sorpresa
per filare
e poi stendere una trama
sul foglio bianco nel quale
la mia anima si coagula
in zampette d'insetti
parole forse poco decifrabili
geroglifici per interpreti
adusi a giochi di poesia.

E anche questo partire e tornare
è una tessitura che giova
al mio cuore - contenitore
che dalla Sicilia reca
il suo vaso di Pandora
e da Roma riporta il senso dell'Eterno.

venerdì 2 ottobre 2009

Lucio Zinna


Nato a Mazara del Vallo (1938). Vive a Palermo. Ha pubblicato:
Poesia
Il filobus dei giorni, Palermo, Editoriale M. A. David Malato, Quaderni del Ciclope, 1964; Un rapido celiare, Palermo, Quaderni del cormorano, 1974; Sàgana, Crotone-Palermo, Il Punto, 1976; Sàgana, con 5 acqueforti-acquetinte di Angelo Denaro, Firenze, Edigrafica, 1978; Tabes, con 4 litografie a colori di Franco Lo Cascio e uno scritto di Alfredo Todisco, Treviso, La Cave d’Arte, 1979; Sàgana/2, con 3 acqueforti–acquetinte di Angelo Denaro, Palermo, La Bottega di Hefesto, 1986; Abbandonare Troia, Forlì, Forum/Quinta Generazione, Collana “Poesia 80”, 1986; Bonsai (con 3 dediche grafiche di Nicolò D’Alessandro), Palermo, I.L.A. Palma, 1989; Sàgana e dopo, Ragusa, Cultura Duemila, 1991; Rugaciune pentru eliberatori (traduzione di Stephan Damian), Craiova, Editura Europa, 1991; La Casarca, Palermo, La Centona, 1992; Il verso di vivere, Marina di Minturno, Caramanica Editore, 1994; La porcellana più fine, Caltanissetta-Roma, Salvatore Sciascia Editore, 2002; Poesie a mezz’aria, Faloppio (CO), LietoColle, 2009.
Narrativa
Antimonium 14, Palermo, Quaderni del cormorano, 1967; Come un sogno incredibile – Ipotesi sul caso Nievo, Pisa, Giardini, 1980; Il ponte dell’ammiraglio e altre narrazioni, Palermo, Thule, 1986; Trittico clandestino, Siracusa, Ediprint/Arnaldo Lombardi, 1991; Quando bevea Rosmunda, Palermo, Quaderni di Arenaria, 2001; I pugnalatori del 1862; Il delitto Notarbartolo in G. Mele, A. Vecchio, L. Zinna, I «Gialli » di Palermo, Palermo, Antares, 2005; Il caso Nievo – Morte di un garibaldino, Marina di Minturno, Caramanica, 2006.

Saggistica
Le antinomie del quotidiano nel Preludio di «Marionette, che passione…!» di Rosso di San Secondo, in Aa.Vv. Pier Maria Rosso di San Secondo nella letteratura italiana del Novecento (a cura di A. Pellegrino), Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1990; Il «nero» canto del cigno, in Av. Vv. Omaggio a Marino Piazzolla, vol. II, Roma, Fondazione Piazzolla, 1993; Amare pieghe di una dimensione selvaggia, in Aa.Vv. Attardi – Del corpo, nell’anima, Palermo, Kaleghè, 1998; Sicily (testo critico e antologia) in Dialect poetry of Southern Italy (a cura di L. Bonaffini), New York, Legas, 1999; Nietzsche e Kafka, Palermo, Quaderni di Arenaria, 2001; Due letture dantesche, Palermo, Quaderni di Arenaria, 2002; Nino De Vita e il mondo di Cutusio, Palermo, Quaderni di Arenaria, 2002; Gli equilibri della poesia, Quaderni di Arenaria, Palermo, 2003; La parola e l’isola – Opere e figure del Novecento letterario siciliano – Palermo, Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici, 2007; Perbenismo e trasgressione nel “Pinocchio” di Collodi, Palermo, Quaderni di Arenaria, 2008; Il mondo narrativo di Luciano Domanti. Palermo, ILA Palma, 2008; Stagioni della vita e metafore della “soglia” nel realismo radicale di Leopardi, Palermo, Quaderni di Arenaria, 2009.
Traduzioni
Paul Valéry, Il cimitero marino (con testo a fronte), in «Nuovo Romanticismo», Palermo, n°2, 1984; Pierre-Jean Jouve, Primo amore, in Une sorcière blonde – Poesie d’amore del 900 francese (a cura di A. Cappi), Editoriale Sornetti, Mantova, 1999; Guillaume Apollinaire, Il ponte Mirabeau, in «Nuovo Frontespizio», Rimini, a. XXV, n.s., n°1, giugno 2003. Traduzioni dal siciliano di testi poetici di; Giovanni Meli, Alessio Di Giovanni, Ignazio Buttitta, Santo Calì.


1990 - Palermo
Lucio Zinna, Mario Luzi
POESIE
(da “Poesie a mezz’aria”, Lieto Colle, 2009)

Per Vincenzina

Considerò ogni motivo di alterazione
immeritevole di attentare alla sua calma
operosa tenne fede ai segreti e i suoi consigli
di vaste saggezze spianarono le occasioni
che li generarono. Giungono anche a me
pacati ora che il bambino di un tempo
è divenuto un «distinto signore»
che ha trovato e smarrito la sua «mezza
età» (e i consigli dovrebbe darli lui).
Doviziosa non di denari accrebbe con azioni
non quotate in borsa le risorse del marito
assistente di farmacia facendo capitale
dell'accorta gestione domestica.
Nel dopoguerra in cui il cibo era zaffiro
e ametista — e ancora dopo — mendicanti
e clochard scandirono la sua giornata
sul battente della sua porta. Lei moltiplicò
pani e pesci (e gnocchi e mele e fagioli)
poiché nei poveri riconobbe il Cristo
(e lui la riconobbe agnello del suo gregge).
Morì povera e fu non eclatante esempio
di santità inconsapevole se non clandestina
di cui tutti s'erano accorti tranne lei
e la parrocchia frequentata al minimo influente.
Ti canonizzo io zia Vincenzina
nel dantesco «lago del cuore»
senza postulatori e avvocati del diavolo
né cerimoniali stendardi immaginette
senza nemmeno le preghiere di cui i santi
«veri» pare vadano ghiotti.



Come un Antifaust
Dagli anni cumulati nel ricordo
(a immediata percezione paiono
giorni e sono invece materia
di densa biografia) derivo –
e assaporo – questa imprevedibile
sempre incompleta messe
di esperienze (solitamente
spacciata per saggezza) incapace
di stare ai canoni a volte fastidiosa
nella gestione strategica
del quotidiano. Con cartesiane
chiarezza ed evidenza ora ri-considero
alcune intuizioni-chiave di età
adolescenziale e il resistere eroico
di giovanili ardori (poi che tende
la vita all'autotutela).
Vado confermando la convinzione
di non voler tornare indietro (ove
possibile) come un antifaust
che non ha anima da vendere
(né donare). Mi tengo com'è
questo straccio d'anima
con suoi errori risorse rimpianti
parimenti elevabili a potenza.
Centellino l'incipit di questo
declinante lasso come di primo
mattino la tazzina di caffè
o un petit di slìvovitz a cena.


Canzone Triste per un Piccolo Indifeso
Chi permette che il male biologico
e la violenza e la stupidità (la bêtise
flaubertiana) si riversino
sull'infanzia e gli indifesi?
Da quale cielo può consentirsi
lo squarcio di tenere esistenze?
Me lo chiedo ora che gli anni
non mi sono più lievi
e dovrei conoscere la risposta.

Ribollono le cronache di variegati
orrori insiste l'uomo a farsi
di se stesso nemico costruisce alibi
si fa scudo del divino per sopprimersi
pur di sopprimere.

Continua il tarlo a chiedere
quote alla nostra corporale
fragilità. Ascolto la storia
del bambino finito da una rara
forma leucemica mentre a fili
di pena luminava una speranza.
Una Via Dolorosa percorsa
da Salvatore di Roccapalumba –
scomparso all'età di cinque anni –
che attese un difficile intervento
«anche a vivo pur di guarire» –
confidò – come chi è maturato
all'algido fuoco della sofferenza.
A lui gli anni erano cresciuti addosso
correndo impazziti sul quadrante.

In quale cielo si recidono steli per farne
putti di corti celesti quale Dio creerebbe
così i suoi angeli quale Dio mio Dio?
A sussurri ci giungono strazianti responsi
dagli indifesi – fanciulli barboni passanti
animali fiori e quanti e quanti – piccole
vite accucciate nel cuore sulla ripida via
del nostro dirci «uomini». Esserlo.

giovedì 1 ottobre 2009

Mimma Barbera

Un Tuffo nel Passato

I colori della Sicilia, i suoi odori, i sapori di quei piatti squisiti, le sue bellezze, la spontaneità delle persone, il senso di ospitalità che hanno tutti… ma avevo dimenticato tutto questo?
No, stava solo nascosto in un angolino del mio cuore , ed è bastato che mettessi i piedi sulla mia terra, perché mi tornasse in mente tutto ciò che di bello ho lasciato, quando, ancora ragazza, ho deciso di partire.
La commozione di essere tornata a Mazara del Vallo,dopo tanti anni, è stata grande, si perché Mazara è la città in cui sono cresciuta, la città che mi ha visto bambina, poi adolescente e poi ragazza.
Ecco l’edificio della scuola elementare femminile! Lì ho imparato a leggere e scrivere, e poi la scuola media statale; adesso in quell’edificio non c’è più la scuola media e difronte hanno allestito dei locali dove è esposto il Satiro danzante, mirabile statua in bronzo ritrovata nei fondali di Mazara qualche anno fa, e il liceo G.G.Adria… il lungomare , il porto, la villa con i suoi ficus secolari, la cattedrale!.
Oddio quanti ricordi! I miei occhi si riempiono di lacrime, e davanti alla mia mente scorre una vita, la mia vita, quanti ricordi! Quante persone care che non ci sono più! Ma è davanti alla scalinata della chiesa di S. Giuseppe che non riesco più a trattenermi e le lacrime traboccano dagli occhi senza sosta… e vedo mio padre… sta lì, in fondo alla scalinata e mi grida mentre io scendo vestita di bianco (dolce bambina che ha appena fatto la prima comunione):” Mimma hanno estratto il numero tuo alla lotteria di quella bambola che tanto desideravi!!”
Gesù ti ha fatto il regalo nel giorno della tua prima comunione!!!

La commozione è troppo grande, sono venuta con degli amici, così cerco di non farmi aggredire dai ricordi, e li conduco in giro per Mazara, orgogliosa di mostrare loro la mia bella terra.
(12 ottobre 2009)