sabato 3 novembre 2012

Rosario Lentini

Storia Patria


Quando il cotone e la giummara…

Correva l’anno 1852, più precisamente il 12 giugno, quando il giovane Angelo Nicolosi veniva ammesso agli studi nel prestigioso Istituto Agrario Castelnuovo di Palermo. Si trattava del primo mazarese il cui nome ritroviamo nell’albo degli allievi della scuola, con accesso al Convitto come “pensionato” a carico del comune di provenienza (20 onze l’anno). Solo 8 alunni, per disposizioni testamentarie del fondatore, erano quelli “da mantenersi franchi”. Passeranno dieci anni – 7 novembre 1862 – prima che un altro mazarese, Giuseppe Gallo, venga iscritto a frequentare la scuola palermitana.
Pur se le origini dell’Istituto risalivano al testamento del 1822 di Carlo Cottone, principe di Castelnuovo (1756-1829), il Seminario scolastico e il relativo Convitto, sotto la supervisione amministrativa di Ruggiero Settimo, furono inaugurati nel 1847 e affidati alla direzione scientifica del professor Giuseppe Inzenga che, quattro anni dopo, avrebbe diretto gli «Annali di agricoltura siciliana», periodico anch’esso voluto dal fondatore, che si sarebbe imposto nel panorama siciliano delle riviste specializzate.

Nel volgere di poco tempo, l’Istituto, grazie alla cospicua dotazione finanziaria conferita dal principe e al patrimonio immobiliare e fondiario destinato allo scopo – la villa in contrada ai Colli e i terreni annessi che fungevano da campo sperimentale – diventò scuola di riferimento per la formazione di agronomi e di gestori di aziende e di fattorie agricole, in grado di accogliere a pensione fino a un massimo di 32 studenti. Il regolamento della scuola esplicitava l’obiettivo didattico principale: «formare agricoltori intelligenti e pratici, che possano o prestarsi utilmente all’ufficio di buon fattore, o ben coltivare la terra per conto proprio».

È bene ricordare che Carlo Cottone, aristocratico di formazione liberale, arrestato nel 1811 e deportato a Favignana per essere stato il principale oppositore della politica finanziaria borbonica – poi liberato grazie all’intervento del plenipotenziario britannico Lord William Cavendish Bentinck – ebbe un ruolo decisivo, insieme all’abate Paolo Balsamo, nella stesura della Costituzione siciliana del 1812. L’Istituto da lui creato testimoniava della sua visione modernizzatrice dell’agricoltura siciliana, mirante a stimolare l’impiego di maggiori capitali, a promuovere riforme e ad elevare il livello di istruzione di base e agraria dei contadini.

Nell’edificio realizzato dall’architetto Antonino Gentile, al piano superiore, oltre alle aule per la scuola, i locali vennero destinati a museo di agricoltura, sala per le osservazioni meteorologiche, gabinetto dendrologico con una ricca collezione di legni siciliani, biblioteca, erbario, semenzaio, cappella e scuola primaria gratuita, aperta anche ai ragazzi della contrada, nella quale si adottava il metodo di insegnamento Lancasteriano (gli alunni adulti più bravi insegnavano ai più giovani).

Lo studente Nicolosi, quindi, ebbe modo di ritrovarsi in una situazione ottimale per la sua formazione, iscritto direttamente alla terza delle tre classi di studio previste dal Regolamento dell’Istituto: primaria (da 8 a 10 anni), preparatoria (da 10 a 13 anni) e agricola, detta anche “di coltivazione”; a quest’ultima si accedeva all’età di 13 anni e la durata del corso era quinquennale.

Gli insegnamenti teorico-pratici, con l’assistenza di un fattore e dei contadini che operavano stabilmente nel campo sperimentale, riguardavano sia l’agricoltura che la pastorizia e per completezza e vastità erano davvero in grado di offrire un quadro completo e articolato delle diverse questioni agronomiche. Si procedeva inizialmente con lo studio dei terreni, e si proseguiva con gli “ingrassi” (uso dei letami animali, delle sostanze vegetali, delle alghe marine ecc.); gli “ammendamenti” (uso di sabbie, argille, ceneri, fanghi, ecc.); gli strumenti e le macchine agricole; il lavoro (tempi e modi in relazione ai terreni e alle colture); la coltivazione (selezione e uso delle sementi, metodi di seminagione); le piante da foraggio, i cereali, le piante industriali, le piante spontanee e quelle parassite, gli animali nocivi, l’orticoltura, l’arboricoltura (soprattutto ulivo, frassino, pistacchio, gelso e carrubbo), l’arbusticoltura (vigna, sommacco, ficodindia, avellana, ecc.), il giardinaggio e numerosi altri temi essenziali, incluse lezioni di ampelografia: “Delle diverse varietà delle viti considerate sul rapporto del prodotto nelle diverse località”.

Nicolosi ebbe due compagni di corso molto speciali: il siracusano Ferdinando Alfonso, futuro docente di agraria, nonché direttore dell’Istituto Castelnuovo dopo Giuseppe Inzenga e l’alcamese Girolamo Caruso che dal 1871 al 1917 avrebbe insegnato agronomia, agricoltura ed economia rurale all’Università di Pisa.

Nel 1858, quindi, completato con successo il percorso di studi teorico-pratici, fece rientro a “Mazzara”, trovando immediatamente lavoro come “fattore” presso l’azienda agraria di Vito Favara Verderame (per la prima volta sindaco della città in quello stesso anno) e cominciando a svolgere, contemporaneamente, un’apprezzabile attività di studio e di redazione di articoli e saggi brevi su temi di agricoltura, come corrispondente mazarese degli «Annali». Con comprensibile soddisfazione, lo stesso Giuseppe Inzenga segnalava, nel 1863, le pubblicazioni scientifiche dei suoi ex allievi ed, in particolare, riguardo al Nicolosi, richiamava la Coltura del cotone in Mazzara, scritto per un periodico torinese eNotizie sul cotone e suo tornaconto in Mazzara, pubblicato nel citato periodico dell’Istituto.

Il tema della coltivazione del cotone era tornato prepotentemente alla ribalta negli ultimi anni, per effetto dell’innalzamento dei prezzi di quello americano – largamente importato in Italia – a causa della guerra civile tra secessionisti e unionisti d’oltreoceano (1861-1865). Le poche filande attive in Sicilia – tra le quali quella di Vincenzo Florio, impiantata a Marsala, all’interno della sua fattoria enologica – potevano trovare vantaggioso approvvigionarsi del prodotto indigeno, pur se meno pregiato di quello della Virginia. Gli articoli di Nicolosi sull’argomento erano frutto di esperienza diretta, come da lui stesso precisato: «[…] fatti raccolti da una costante osservazione di più anni, e da esperimenti su larga scala praticati: e già posso mostrare a chiunque, in prova del mio asserto, un campo suburbano, proprio di questo benemerito Favara Verderame, coltivato a cotone con un metodo razionale da me adottato, e che s’informa ai principii esposti in questo lavoro, carico a strabocco di capsule in via di maturazione, in contrapposto di altri cotonieri adiacenti ancora appena in sull’allegare».

Negli anni successivi inviò altre brevi corrispondenze alla redazione palermitana degli «Annali»: su un aratro costruito dal fabbro mazarese Michele Lo Presti, identico ad un modello scozzese; sulla coltura delle cucurbitacee a secco e sull’impiego delle vacche nei lavori ordinari di campagna. Ma è soprattutto nel saggio sulla Chamaerops humilis, meglio nota come Palma nana (dial. Giummara), che Nicolosi forniva una rappresentazione fedele delle attività collegate alla lavorazione delle foglie di questa pianta mediterranea: «Essa copre immense lande della nostra zona marittima, e talvolta associata all’Arundo ampelodesmos Cyr o ddisa, veste le aride pianure dell’isola per tratti vastissimi. Le sue foglie, sempre verdi e d’un color cupo, fanno un bel contrasto nella calda stagione, coprendo il suolo d’una folta verdura, con la generale aridità dei terreni argillosi, che restano nudi e secchi dopo il taglio delle piante cereali». A prima vista – osservava Nicolosi – sembrerebbe una pianta tanto spontanea quanto inutile e persino di ostacolo ad altre colture, ma nei terreni aridissimi «è una fortuna il possederla, sia come argine al tracimare dei torrenti, […] sia come combustibile per le fornaci di calce e le stufe inservienti alla industria ceramica, come altresì per pascolo del bestiame bovino, il quale non disdegna di nutrirsene nei mesi estivi». Durante l’estate i contadini staccavano con le mani le foglie giovani dal centro del fusto della palma, mentre con una apposita ronchetta tagliavano le foglie esterne più verdi e più vecchie; tutte venivano stese al sole e girate e rigirate ogni due tre giorni per farle seccare; «Bene asciutte, le legano in fascetti di 100 per uno assortite, e queste in più grossi mazzi da 1000; in tal modo si trasportano nei magazzini al coperto». Le lacinie delle foglie si attorcigliavano in corde di varia grossezza e lunghezza e se ne faceva molteplice uso sia domestico che agrario; si utilizzavano, per esempio, per legare le canne nei tetti delle abitazioni, come pure i vitigni e i pergolati ai tutori; con le corde più grosse si legavano i buoi, i muli e gli aratri; sostituivano in tutto e per tutto le funi di canapa. Con le foglie più resistenti si fabbricavano le scope (granate); «In Mazzara principalmente, ove l’industria in parola dà lavoro e pane a migliaia di individui, si fa esteso commercio sì delle granate che di talune corbe di varia dimensione, preferibili alle ceste di vimini, o di schegge di legno, per tante ragioni. Le corbe e gli altri oggetti di costruzione identica si fanno con la treccia intessuta con le lacinie delle foglie, o zinnitte. Questo lavoro viene eseguito dalle donne, che si mostrano veramente sollecite in simile arte e sanno ricavarne molti lucri». Nicolosi ci ricorda anche altri manufatti dalla lavorazione di questa fibra vegetale: le grandi ceste denominate zimmili, da porre sugli animali da soma, utilizzate per caricarvi paglia, fimo, cereali e mercanzie di ogni genere; i cappelli fatti con la treccia più tenera e bianca «buonissimi per la gente di campagna, la quale usandone in està si difende dagli ardenti raggi solari».

Ma d’estate si svolgeva anche una seconda importante operazione, specialmente nei terreni destinati alla cerealicoltura, cioè la debbiatura, previo incenerimento dell’intera palma nana che a colpi di zappa veniva sradicata e tagliata; poi, insieme ad altre piante spontanee e selvatiche, tutto il fogliame, i fusti e le frasche venivano ammonticchiati, ricoperti di terra e bruciati a lentissima combustione, fino al completo incenerimento. «Quando si vedrà essere terminato l’abbruciamento dei cumuli, si lasciano senza ulteriore lavoro fino all’epoca della seminagione; allora con le corbe e con le zappe si spande ugualmente su tutta la superficie del terreno la cenere e la terra carbonizzata, arando e riarando per la successiva semina del grano, il quale nei terreni così addebbiati viene sempre d’una bontà meravigliosa. Questo è ciò che chiamano i nostri pratici fare il terreno a munziddati».

La coltivazione e lavorazione del cotone, del lino, della canapa, della palma nana, nonché l’orticoltura, erano tasselli importanti del mosaico agricolo mazarese che si affiancavano alla cerealicoltura, alla viticoltura e all’olivicoltura, con significativi risultati reddituali.

Rileggendo gli articoli di Angelo Nicolosi, si accede immediatamente alla realtà economica del mondo contadino mazarese, che fino alla prima guerra mondiale si mantenne vitale e produttivo, non ancora surclassato dal settore della marineria. Le tracce bibliografiche di Nicolosi si perdono dagli anni ’70 dell’800, ma, come spesso accade, ulteriori ricerche (anche anagrafiche) potrebbero riservare altre sorprese sulle sue ulteriori attività.

Riferimenti bibliografici 
G. INZENGA, Descrizione dello Istituto agrario Castelnuovo, Tip. Della Forbice, Palermo 1863.
A. NICOLOSI, Alcune osservazioni sulla cultura del cotone in quel di Mazzara, «Annali di agricoltura siciliana», anno XI-1865, pp. 195-217.
IDEM, Sull’utilità della Chamerops humilis L. in Sicilia, «Atti della Società di acclimazione e di agricoltura in Sicilia», tomo VIII-1868, pp. 370-376.

giovedì 1 novembre 2012

Pin Pong Categotia singolo

1/11/2013

Federica Cudia
La 23enne mazarese Federica Cudia ha vinto la medaglia d'oro nella categoria singolo di ping-pong al torneo Internazionale paraolimpico che si sta disputando in Belgio. Ha battuto in finale la forte francese Marie-Christine Fillou con il risultato finale di 3 a 1. Federica è si trova dal 30 ottobre con la nazionale paraolimpica 
italiana, guidata dal direttore tecnico Alessandro Arcigli, a Saint-Niklaas, città nella regione fiamminga del Waasland, a quaranta minuti da Bruxelles. Due giorni dedicati a singoli di categoria, due per la gara a squadre, con rientro fissato per il 3 di novembre. Il primo Open del Belgio vede impegnati 170 atleti di venti nazioni diverse. Solo tre gli italiani in gara: Federica Cudia, Marco Santinelli e Daniel Paone, tutti alla ricerca di risultati importanti e punti utili per la qualificazione.
L'atleta siciliana ha sconfitto, prima di arrivare in finale, avversarie molto difficili, fra le quali un'altra francese, la Flot, in semifinale. Questo pomeriggio si disputerà il doppio. Grande gioia per la madre di Federica, la signora Piera Sinacori che segue con molto impegno ed intensità le gesta della figlia che ormai occupa i vertici del ranking mondiale nella disciplina del tennistavolo. "E' una vittoria - ha detto Piera Sinacori - che premia tutti gli sforzi di Federica in questi anni; sono orgogliosa di lei e come mamma sto provando una gioia immensa"

mercoledì 31 ottobre 2012

Campionato mondiale di Biliardo

2013 - Blois (France)
Michele Pace, mazarese per nascita e francese per adozione siè laureato Campione del Mondo alla sponda. A lui vanno i nostri complimenti per il risultato raggiunto e per aver portato in alto anche i nostri colori nazionali

domenica 28 ottobre 2012

Esplosioni sottomarine

Settembre 1979 - Capo Feto
Interessantissima foto inviatami dall'amico prof. Giancarlo Russo, che documenta con un teleobiettivo le esplosioni provocate dalle mine sul fondale di fronte Capo Feto per la posa dei tubi finali del metanodotto proveniente dall'Algeria. La piattaforma a sinistra della colonna d'acqua era alta circa 20 m.!!! Allora si disse che "molto probabilmente" ciò provocò il "terremoto" che si verificò nel giugno dell'81 soltanto a Mazara del Vallo (supposizione non peregrina). Oggi un altro amico mi ha inviato queste nuove testimonianze

Altre mine esplose



Imbarcazioni utilizzate per questa operazione



I sub vanno a controllare che le operazioni sottomarine sono come da copione


Nave più grossa con due gru





Coppie di sposi


Maria Antonia Giacalone (ciarantona) - Marco Di Stefano (lu scarparu)



Anna Anteri - Nicolò Sardo


Giovanna Giacalone (ciarantona) - Diego Di Stefano


Gaspare Ingrande - Sarah Vicari


Caterina Giarratano - Antonino Ingrande


Pietro Sorrentino - Antonina Ingrande

Antonina Arbola - Gaspare Tilotta

Caterina Barracco - Antonino Asaro (Lu zu Ninu ciucia chi vola


Francesca Sansone - Carlo Ramo

1931
Francesca Amabile - Pietro Marino

28/10/1932 - Roma - Viaggio di Nozze (foto Alinari)
Giovanni Paladino - Anna Maria Lombardo

1934 - Viaggio di nozze - Roma
Vito Mauriello e signora

1940
Maria Norrito - Giuseppe Caito

Mario Certa (avvocato, sindaco di mazara) - Rosaria D'Antoni
"L'amore non deve essere servaggio ma liberazione. Esso deve aprirci tutte le finestre alla luce degli orizzonti perchè possiamo vedere la bellezza vera dello infinito e non rinserrarci in un piccolo mondo prigionieri di noi stessi. Il sacrificio è una grande finestra sull'infinito della verità, forse la più ampia e la più bella" (dal romanzo "Milly, fior d'oltremare" di Mario Certa ed. Clartè 1924

1942
Stella e Pietro Giacalone (Miccu)

New York
Pina Perrone e Nicola Avvocato

1942 - Sposi (cugini) 
Teresa e Salvatore Diadema

Francesca Sardo - Emmanuele Di Liberti (1906)

Francesca Di Liberti - Stefano Cristaldi

1943 
Maria Foggia . Paolo Tedesco

1946
Gaetana Bellitti - Alberto Rizzo

1948
Nicasio Messina con fidanzata (futura moglie)

Anni Cinquanta

Gennaio 1950  - Rosaria Bono -Ignazio Oretano
Partenza per il viaggio di nozze

Luna di miele - Roma
Rosaria Bono - Ignazio Oretano

1951 - Viaggio di nozze
Pina Sangiorgio - Giordano Martinico


Giuseppe Caci e Caterina Misuraca 

1952
Rosalia Marino - Leonardo Giacalone (cazzuni)


Vincenzo Foderà - Giovanna Di Giovanni (emigrati a New York) 

Venezia 
Anna Di Liberti - Gino Ferro

1955 - Pompei 
Anna Sammartano, Alberto Tumbiolo

Roma 

Napoli 

1956 - Nozze d'oro 
Antonietta Stella, Gregorio Sangiorgio e la nipotina Teresa Martinico

sabato 27 ottobre 2012

Cittadini Immigrati

IIn questa sezione sono allocati coloro i quali, pur non di origini mazaresi, vivono o hanno vissuto buona parte della loro vita nella nostra ospitale cittadina, e che quindi hanno ancora tante amicizie tra i nostri concittadini.

--- Ottocento ---
Immigrato illustre
(per ulteriori dettagli consiglio di leggere il bel libro di Biagio Hopps 
John Hopps sposato con donna Francesca Genova
Ebbe quattro figli (Giacomo, Caterina, Francesca, Vito)


Donna Francesca Genova


--- Novecento ---

Da Partanna - Anni Trenta
Antonietta Inzirillo - Gaspare Tedesco

Nati entrambi a Partanna, si trasferirono a Mazara a metà degli anni 30. Nella Via Pacinotti, nei locali, credo di di Signorino, aprirono il " Saponificio Gaspare Tedesco ". Con quell'attività, mio nonno cominciò ad essere identificato ai più, col soprannome di Donn'Asparinu lu sapunaru. Negli anni 40 il saponificio venne spostato, sempre nella Via Pacinotti, al civico 2, in locali di proprietà. In due enormi caldaie alimentate a legna, veniva cotto il così detto "sapone molle" Era prodotto in due qualità : uno più scuro, e l'altro molto più chiaro e profumato, chiamato appunto sapone bianco. In una grande vasca di cemento, veniva anche prodotta la liscivia, inoltre venivano imbottigliati e commercializzati sia l'acido muriatico, che l'ipoclorito di sodio (candeggina). Un altro prodotto commercializzato sia all'ingrosso che al dettaglio, era il petrolio bianco. Quest'ultimo serviva ad alimentare lumi, lanterne, petrolmax, e quant'altro esisteva per l'illuminazione a petrolio. Segue la foto del figlio Paolo

Paolo Tedesco

Venne da Alcamo seguendo il marito medico
Sebastiana Pastore Mauriello

1943 - La signora Vitello


1945 - I coniugi Vitello


1953 - Pino e Anna Vitello


1961 - Famiglia Vitello


A. La Melia, Pino Vitello, Vitello, S. Di Gregorio, Anna Maria Adamo


Liliana Giusti Buti (1926/2008)
Giunse nella nostra città da Novi Ligure (AL), assieme al marito Walter Buti, meccanico navale. Aprì in corso Umberto I, una famosa Profumeria "Liliana"


30/03/1952 - Chiesa Madre di Castelvetrano
Nanà Di Simone accompagna la nuora (orfana dall'età di 4 anni) Olga all'altare



Olga Cancemi - Antonino Di Simone



Olga Cancemi - Antonino Di Simone (capostazione nella nostra città) a destra il fratello Giuseppe Di Simone

1963
I coniugi con i due figli Giancarlo e Leo (poi diventato don Leo)


Salvatore Senatore
La madre credo di origine fosse di Porto Empedocle. Sposò in seconde nozze un signore credo originario di Partanna. Lui aveva comunque un accento agrigentino. Si trasferirono in città negli anni Sessanta, il padre venne per motivi di lavoro in quanto fu assunto come netturbino. Salvatore si definiva giornalista, anche se scrisse solo qualche articolo per piccole testate locali come "Il Vallo" e la "Battaglia", oggi si definirebbe un freelence, ma non ricordo che abbia mai scritto un articolo per una vera testata. Fu un grande frequentatore della piazza Mokarta, vero centro propulsore per i giovani di quegli anni. Venne con una Cinquecento rossa, con la vernice sbiadita dal sole, rispetto a noi ancora studenti squattrinati era un grosso traguardo. Per anni visse da noi senza una vera occupazione,  ma in seguito, quando il vecchio genitore non fu più in grado di mantenerlo, conseguì il diploma d'Infermiere, si trasferì in Calabria, dove si sposò . Morì giovanissimo, credo cinquantenne.



1913 - 1989
Benedetto Campo
Nato a Trapani (vissuto a Levanzo), dopo il matrimonio ha vissuto sempre nella nostra città (rappresentante nel Commercio dei mobili)





1969




Vita Lidia Bellitti (i genitori originari di Salemi)


Foto da me scatta nel 1975
Anna Maria Massara, torinese,  sposò il dr Gaspare Lupo e rimase in città


Da Partanna
Vitale Incalcaterra (Direttore Didattico)


Piero Lazzerini - Provenienza Viareggio
Venne a Mazara per giocare con la squadra del Mazara negli anni sessanta. Si è sposato con Franca Lojacono, ha due figlie Danila e Cristina. Dopo l'esperienza calcistica, ha sempre lavorato come meccanico  in una Officina navale.


Dalla provincia di Lecce
Maresciallo di Finanza in pensione, ha sposato Daniela Casubolo ed è rimasto. Ha una figlia Fernanda

Da Salemi
Nanni Scimemi - sposato con Mariolina Sciacchitano


Da Poggio Reale
Nino Maniscalco
Venne dopo il terremoto del 1968, laureato in Chimica, indirizzo organico biologico, è stato insegnate all'ITIS e ha svolto la libera professione (Studio chimico). E' sposato con Rosanna Cangelosi

Da Campobello di Mazara
Fofò Canta (coniugato con Inzerillo), assicuratore


Sally Collopy - Dagli Stati Uniti
Ha sposato Pino Giacalone (spasciavarchi) e l'ha seguito in Italia. Un Figlio (Peter)

Patrizia Bossola da Vercelli (docente Istituto Commerciale)
Ha sposato Pippo Bologna ed è rimasta

Da altre province siciliane
Nico Tirone (Sciacca) e figlie con Orazio Barbanera Provincia di Catania


Lorenzo Isceri - Dalla Puglia
Da giovane ha militato nella Guardia di Finanza. Messosi in pensione ha svolto una nuova attività, servizio Taxi e navetta Mazara verso aeroporti