1951 - Ferramenta e colori
Ditta rag. Francesco Buscemi - Via Vittorio Veneto 42
Francesco Buscemi, Salvatore Giacalone (ciminia), ?, ?
Negozio di generi Alimentari - Via Vittorio veneto (angolo con Corso Umberto I)
All'interno si notano Cereali vari e prodotti per l'Agricoltura
Carlo Gianformaggio (titolare)
1952 - Macellaio
1952
Bottega Alimentri - attività sita in via San Giovanni assieme al Fratello Nicolò (Cola l'ugghiaru).
Il commercio che dava maggior profitto era quello della vendita dell'olio d'olivadell’Olio extravergine che era il suo fiore all'occhiello. All'epoca quest'ultimo si comprava in bottiglia da un litro, per chi se lo poteva permettere, ma erano molti quelli che ne compravano solo un quarto di litro, ricordo che, come contenitori, si riutilizzavano, spesso, le classiche bottiglie di vetro delle gassose. La sua bottega era ubicata in via San Giovanni nei pressi della chiesa di San Nicola di Bari, ed era una meta obbligata per gli abitanti del quartiere ed oltre, perché la stragrande maggioranza di essi non avevano riserve casalinghe (come si usa oggi) e dovevano periodicamente recarsi a prelevare l’olio necessario per cucinare.
1954 - Via San Giovanni - Merceria e Generi Alimentari
... qui con il figlio Luciano e il marito Pietro Quinci
Negozio di scarpe

Negozio di scarpe

Vito Placenti, detto occhiu di vitru. per la protesi di vetro che portava nell'occhio (credo dx). Vendeva scarpe per tutti, ma era specializzato per le scarpe per bambini "Borri-Piuma". In un secondo tempo, dopo la morte della moglie trasformò il negozio e si mise a vendere porte per appartamenti, di tipo industriale.
1954
Pina e Margherita Sferlazzo
Tabaccai

Negozio di Ferramenta (interno)
Giovanni Sferlazzo al bancone con un cliente
Tabaccai

Nicolino Denaro (?) - in via Porta Palermo di fronte a Spina Abbigliamenti
1955 - Macelleria Bucca - Piazzetta Bagno
Mario Bucca con i figli Francuccio, Pierino ed Angelo
1956 - Angelo Bucca
1956 - via Garibaldi - Peppino Aiello (a 76 anni)
titolare negozio di abbigliamento a destra della foto, oggi vi è un negozio di Ottica
Oreficeria e articoli da regalo - Via Garibaldi
Erasmo Foraci
...interno
Erasmo Foraci
Si vendevano anche altri oggetti di pregio (borse), la commessa sig. Rallo
25/4/1959
Mirabile - Via Garibaldi


2016


L'attività oggi è gestita dal figlio
Gerlando Burgio - Il re delle patate con
Mirabile - Via Garibaldi

Le foto erano molto danneggiate. Il titolare inizialmente orologiaio, ingrandì l'attivita con artcoli vari, privilegiando quelli musicali, continuando anche l'attività artigianale

2016


L'attività oggi è gestita dal figlio
Gerlando Burgio - Il re delle patate con
Fondò assieme al fratello Totò, il suo piccolo impero sul commercio delle patate e poi su tutto ciò che produceva il settore della frutta secca, dello Zibibbo di Pantelleria, Datteri, scatolame vario ecc.
I collaboratori: al centro il mitico autista Umberto Morrione (cognato di Totò), Baldassare Siragusa. Gestivano anche una Tabaccheria in via Marina 6. Oggi l'azienda è passata ai nipoti, figli del suo primogenito Salvatore. Altri due fratelli: Peppino (commerciante di prodotti alimentari, riforniva le cambuse delle barche, e un'altro Albano si occupava dell'allora fiorente commercio del Carbone
Don Ciccio Virzì da Trapani
Davanti alla Tabaccheria con i due fratelli Totò e Gerlando. Parente acquisito per aver sposato una parente. Si occupò assieme ad Albano del commercio del carbone, ma curava anche altri interessi
Umberto Romeo, Angelo Giacalone, Ciccio Virzì, Totò Burgio, Giuseppe Gualberti "papparina"(vendeva petrolio per lumi in via Bagno), Gerlando Burgio, ?, Bartolomeo Tumbiolo, Nicola Russo (surci)
1946
Rivendita di tabacchi in san Nicola - 5/7/1957
Gerlando e Totò Burgio
I due fratelli al lavoro in ufficio
I fratelli Burgio figli del conte, possidenti terrieri e commercianti di Vini, inserirono "Nobili" nella pubblicità in quanto cognome della signora (credo moglie del conte) era appunto una Nobili, forse per evitare equivoci
Pubblicità dell'epoca (dipinto su metallo sbalzato)
9/5/1912 - Salumeria di Salvatore Cusumano - Piazza Chinea (angolo via Garibaldi)
16/11/1935 - Gestita dal figlio Vito
Gli eredi di Salvatore Cusumano
Don Vitino Cusumano, il figlio Salvatore e Giuseppe Genco (pinuzzu murtatella). Una delle più rinomate salumerie dell'epoca. Per quelli della mia generazione dovrebbe risvegliare dalla sopita memoria tanti piacevoli momenti. Guadiamo il fiume dei ricordi… siamo negli anni Cinquanta, Io in quel lontano scorcio di tempo, ogni mattina da “solo”, come si usava allora, sin dalle ultime classi delle scuole elementari, abitando nel periferico rione Transmazzaro, per recarmi a scuola in piazza Santa Veneranda, salivo sulla romantica chiatta, scendevo a piazza dello Scalo e attraversata la piazza Regina m'infilavo nel vicolo che portava a piazza Bagno e attraverso l’altro budello che era la via Paolo Ferro arrivavo alla prima tappa: piazza Chinea.
Il primo sguardo obbligato era per i tabelloni del Cinema Mannina che t'aggredivano visivamente in quanto occupavano la facciata di mezza piazza, subito dopo mi catapultavo verso il vero obiettivo, la salumeria del mitico don Vitino Cusumano.
A quell’ora la bottega pullulava di bambini ansiosi di prendere l’agognato panino. Pazientemente aspettavo il mio turno e quando toccava a me lui, sempre col sorriso in bocca, mi confezionava il classico panino con la mortadella e mentre lo impacchettava il profumo riempiva le mie narici e già l’acquolina in bocca prendeva il sopravvento. Riponevo quella leccornia nella cartella e per tutta la mattina sino all’ora di ricreazione, come l’ago magnetico che indica sempre il nord, il mio sguardo puntava ogni tanto la cartella. Infine, giunto il fatidico momento ricreativo, in pochi minuti facevo fuori il panino “piuma” realizzato da don Martino D'Annibale, (altro mastodontico personaggio, che tutti chiamavano Annibale) e mentre mi leccavo i baffi che ancora non avevo, volgevo il pensiero alla prossima settimana quando avrei avuto la possibilità di fare il bis.
Già! Una settimana, perché non tutti i giorni mi potevo permettere quel “lusso”. La mamma mi dava i soldi una volta la settimana, per gli altri giorni il convento passava o un formaggino o una pezzo di cotognata assieme ad un pezzo di pane del giorno prima (perché non c’era a quell’ora ancora il pane fresco). Queste erano le possibilità a quei tempi e nessuno di noi si lamentava o imprecava si accettava quella realtà di buon grado.
Io vi ho esternato un mio impercettibile ricordo, spero che a voi questo contributo risvegli altri gradevoli momenti vissuti.
La putia (come soleva chiamarsi allora la bottega), era ubicata in un locale ad angolo tra la piazza e la via Giuseppe Garibaldi. Osservando bene l'immagine sembra di vedere tre personaggi usciti da una favola di Esopo.
Il proprietario don Vitino, il droghiere gentile, il figlio Salvatore (Turuzzu) assistente tutto fare e il caro Pino Genco (detto Pinuzzu murtatella), perché sempre impegnato la mattina all’affettatrice, dove il salume sempre pronto era proprio lei l’agognata regina dei salumi). I panini rigorosamente Mafalde o panini Piuma... (se allargate la foto li vedrete sul bancone, a me danno l'impressione di freschezza e fragranza).
I panini Piuma, così chiamati perchè molto gustosi e leggerissimi venivano forniti dal vicino e valente fornaio don Martino; erano universalmente rinomati, molti hanno tentato d'imitarli ma nessuno è riuscito nell'impresa e sono rimasti indelebili nell’immaginario collettivo.
Il primo sguardo obbligato era per i tabelloni del Cinema Mannina che t'aggredivano visivamente in quanto occupavano la facciata di mezza piazza, subito dopo mi catapultavo verso il vero obiettivo, la salumeria del mitico don Vitino Cusumano.
A quell’ora la bottega pullulava di bambini ansiosi di prendere l’agognato panino. Pazientemente aspettavo il mio turno e quando toccava a me lui, sempre col sorriso in bocca, mi confezionava il classico panino con la mortadella e mentre lo impacchettava il profumo riempiva le mie narici e già l’acquolina in bocca prendeva il sopravvento. Riponevo quella leccornia nella cartella e per tutta la mattina sino all’ora di ricreazione, come l’ago magnetico che indica sempre il nord, il mio sguardo puntava ogni tanto la cartella. Infine, giunto il fatidico momento ricreativo, in pochi minuti facevo fuori il panino “piuma” realizzato da don Martino D'Annibale, (altro mastodontico personaggio, che tutti chiamavano Annibale) e mentre mi leccavo i baffi che ancora non avevo, volgevo il pensiero alla prossima settimana quando avrei avuto la possibilità di fare il bis.
Già! Una settimana, perché non tutti i giorni mi potevo permettere quel “lusso”. La mamma mi dava i soldi una volta la settimana, per gli altri giorni il convento passava o un formaggino o una pezzo di cotognata assieme ad un pezzo di pane del giorno prima (perché non c’era a quell’ora ancora il pane fresco). Queste erano le possibilità a quei tempi e nessuno di noi si lamentava o imprecava si accettava quella realtà di buon grado.
Io vi ho esternato un mio impercettibile ricordo, spero che a voi questo contributo risvegli altri gradevoli momenti vissuti.
La putia (come soleva chiamarsi allora la bottega), era ubicata in un locale ad angolo tra la piazza e la via Giuseppe Garibaldi. Osservando bene l'immagine sembra di vedere tre personaggi usciti da una favola di Esopo.
Il proprietario don Vitino, il droghiere gentile, il figlio Salvatore (Turuzzu) assistente tutto fare e il caro Pino Genco (detto Pinuzzu murtatella), perché sempre impegnato la mattina all’affettatrice, dove il salume sempre pronto era proprio lei l’agognata regina dei salumi). I panini rigorosamente Mafalde o panini Piuma... (se allargate la foto li vedrete sul bancone, a me danno l'impressione di freschezza e fragranza).
I panini Piuma, così chiamati perchè molto gustosi e leggerissimi venivano forniti dal vicino e valente fornaio don Martino; erano universalmente rinomati, molti hanno tentato d'imitarli ma nessuno è riuscito nell'impresa e sono rimasti indelebili nell’immaginario collettivo.
Sulla parete principale troneggiava una scritta: Oggi non si fa credito, domani si!
Calogero (Gino) Ferro
La salumeria… del Corso
Nel centralissimo Corso Umberto I° esisteva, sin dagli anni Quaranta, un negozio di generi alimentari che, all’epoca, era in concorrenza (si fa per dire) con la rinomata bottega di via Garibaldi di cui vi ho già parlato gestita da don Vitino Cusumano. Altra realtà importante era la drogheria di Nicola Sardo in via San Giuseppe (adiacente al più noto Bar gestito dal fratello Vito). Questa triade, in quel periodo monopolizzava il centro storico e si distingueva per qualità e quantità di offerta. Il gestore era il sig. Calogero Ferro, detto Gino, la cui attività commerciale era ubicata di fronte al Mokarta Club (esattamente dove oggi è allocata la profumeria Nefertem). E' stata una bottega all’avanguardia nel campo dei generi alimentari, una delle prime nelle quali si avvertiva l'aria delle grandi salumerie metropolitane, ricca di chicche e sapori prima sconosciuti ai più, con una varietà di offerta che le bottegucce di allora non potevano permettersi, esse vendevano ancora pochi prodotti perlopiù sfusi e non confezionati. L’olio era contenuto in fusti o giare e al momento della vendita veniva versato nella bottiglia di vetro portata dal cliente. Invece Gino Ferro offriva formaggi pregiati di varia provenienza che facevano concorrenza al nostro ottimo Pecorino (stagionato o primosale) che andava per la maggiore. Tra i formaggi nostrani una delle poche alternative era il pregevole Caciocavallo che proveniva dalla Sicilia Orientale, dal territorio ragusano.
Si videro per la prima volta le invitanti mortadelle di puro suino dalla forma cilindrica o ovale enormi, di colore rosa, dall'odore intenso e leggermente speziato (noi eravamo abituati a forme di dimensione modeste e di colore incerto). L’aroma che sprigionavano si sentiva per il corso e vi lascio immaginare che stimolo olfattivo fosse per noi ragazzini. Vini di varia qualità, tipo e provenienza, al posto del vino sfuso di cantina che stazionava sulle nostre tavole. Tè, cioccolato, spezie, zucchero, caffè, biscotti, fette biscottate ecc. erano disponibili sugli scaffali per chi poteva permettersi questi beni, allora considerati di lusso (per quei tempi di magra).
I nostri concittadini erano ancora ancorati al “pani e tumazzu”. C’era di tutto anche se allora, quei negozi, venivano chiamati in modo riduttivo Salumerie. Alla cassa stava seduta la sua distinta consorte, la signora Anna Di Liberti, persona molto affabile che dava un grosso contributo per una proficua gestione dell’esercizio. (Al bancone c'era il sig. Patti, una commessa la sig. Vita De Gaetano, un garzone di bottega Giuseppe Angelo che faceva le consegne a domicilio, questi poi emigrò a Epping, (Victoria) Australia).
L’attività andò avanti sino alla mettà degli anni Settanta, a causa dell’età che avanzava, il titolare cedette la licenza e la bottega cambiò nome. Venne acquistata da un commerciante marsalese, ma ebbe una vita breve e scialba.
Nel centralissimo Corso Umberto I° esisteva, sin dagli anni Quaranta, un negozio di generi alimentari che, all’epoca, era in concorrenza (si fa per dire) con la rinomata bottega di via Garibaldi di cui vi ho già parlato gestita da don Vitino Cusumano. Altra realtà importante era la drogheria di Nicola Sardo in via San Giuseppe (adiacente al più noto Bar gestito dal fratello Vito). Questa triade, in quel periodo monopolizzava il centro storico e si distingueva per qualità e quantità di offerta. Il gestore era il sig. Calogero Ferro, detto Gino, la cui attività commerciale era ubicata di fronte al Mokarta Club (esattamente dove oggi è allocata la profumeria Nefertem). E' stata una bottega all’avanguardia nel campo dei generi alimentari, una delle prime nelle quali si avvertiva l'aria delle grandi salumerie metropolitane, ricca di chicche e sapori prima sconosciuti ai più, con una varietà di offerta che le bottegucce di allora non potevano permettersi, esse vendevano ancora pochi prodotti perlopiù sfusi e non confezionati. L’olio era contenuto in fusti o giare e al momento della vendita veniva versato nella bottiglia di vetro portata dal cliente. Invece Gino Ferro offriva formaggi pregiati di varia provenienza che facevano concorrenza al nostro ottimo Pecorino (stagionato o primosale) che andava per la maggiore. Tra i formaggi nostrani una delle poche alternative era il pregevole Caciocavallo che proveniva dalla Sicilia Orientale, dal territorio ragusano.
Si videro per la prima volta le invitanti mortadelle di puro suino dalla forma cilindrica o ovale enormi, di colore rosa, dall'odore intenso e leggermente speziato (noi eravamo abituati a forme di dimensione modeste e di colore incerto). L’aroma che sprigionavano si sentiva per il corso e vi lascio immaginare che stimolo olfattivo fosse per noi ragazzini. Vini di varia qualità, tipo e provenienza, al posto del vino sfuso di cantina che stazionava sulle nostre tavole. Tè, cioccolato, spezie, zucchero, caffè, biscotti, fette biscottate ecc. erano disponibili sugli scaffali per chi poteva permettersi questi beni, allora considerati di lusso (per quei tempi di magra).
I nostri concittadini erano ancora ancorati al “pani e tumazzu”. C’era di tutto anche se allora, quei negozi, venivano chiamati in modo riduttivo Salumerie. Alla cassa stava seduta la sua distinta consorte, la signora Anna Di Liberti, persona molto affabile che dava un grosso contributo per una proficua gestione dell’esercizio. (Al bancone c'era il sig. Patti, una commessa la sig. Vita De Gaetano, un garzone di bottega Giuseppe Angelo che faceva le consegne a domicilio, questi poi emigrò a Epping, (Victoria) Australia).
L’attività andò avanti sino alla mettà degli anni Settanta, a causa dell’età che avanzava, il titolare cedette la licenza e la bottega cambiò nome. Venne acquistata da un commerciante marsalese, ma ebbe una vita breve e scialba.
Negozio di articoli da regalo (forse in via Vittorio veneto)
Rifornimento Carburanti Shell - Corso Umberto I

Rifornimento Carburanti Shell - Corso Umberto I

Angelo Ravenna, Ettore Romagnosi, Federico Sinacori, Girolamo Romagnosi (con la mano sulla pompa, titolare del servizio, che poi passo in eredità al figlio Castrenze e poi ai nipoti. Foto scattata in occasione di una manifestazione, cioè una gara ciclistica con percorso cittadino
Stazione di Servizio Carbuanti Esso - Filippino Adamo (don sivu)
Titolare di un negozio in piazza Mokarta. Dotato di un grande senso dell'humor
(distribuzione di carburanti, di bombole a gas, riparazione cucine, riparazione gomme)
... inoltre era annesso un distributore di benzina
... prima ubicato all'angolo tra Corso A. Diaz e piazza Mokarta
... e in epoca più recente, in piazza, davanti al negozio
1960 - Cartoleria (imballo pacchi ed affrancature) - Via dell'Arco 23 (oggi largo Alberto Rizzo Marino)

































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