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venerdì 19 marzo 2010

Eventi tragici

E' il 5 maggio1972. Un aeromobile DC 8 dell'Alitalia, il volo AZ 112 Roma - Palermo si schianta sul costone della Montagnalonga, fra Cinisi e Carini, a circa 5 miglia nautiche a Sud dell'aeroporto di Punta Raisi. Muoiono 115 persone lasciando 98 orfani e 50 vedove. Montagna Longa è un monte in località Carini (PA) e separa i comuni di Cinisi e Carini. La sua altezza è di 975 metri s.l.m. ed appartiene al gruppo di montagne della Conca d'Oro. È fornita di un'area attrezzata demaniale. In cima è presente una croce, in ricordo delle 115 vittime del disastro aereo del Volo Alitalia 112 avvenuto il 5 maqggio 1972.
Due vittime mazaresi: Paolo Di Maio, Santo Novara

Strage di Ustica

Questa sezione è dedicata a concittadini meno fortunati di noi, nei confronti dei quali il destino è stato davvero avaro. Non dimenticare è il miglior tributo che noi possiamo donare loro.

Strage di Ustica
Disastro aereo in cui persero la vita 81 persone nel cielo tra le isole di Ustica e Ponzae, venerdì 27 giugno 1980, quando l'aereo di linea un DC9 appartenente alla compagnia aerea Itavia, diretto da Bologna a Palermo, si squarciò in volo senza preavviso e scomparve in mare.


Pasquale Diodato (nella foto), che tutti chiamano Lino, sale le scale della sua casa di Mazara, sale fino a una stanza adornata di immagini e memoria. In diverse foto, in varie pose, in una sorta di lapide moltiplicata, riposano sua moglie Giovanna Lupo, sua figlia Antonella, i figli Vincenzo e Giuseppe. Il 27 giugno del 1980, Giovanna, Antonella, Vincenzo e Giuseppe si legarono al disastro con le cinture di sicurezza del DC 9 Itavia di Ustica. Pasquale accompagnò tutti e quattro all’aeroporto di Bologna. Era la vigilia delle ferie. I saluti delle partenze non si ricordano, quando segue la normalità degli arrivi. Ma, da quel giorno, gli ultimi sorrisi della signora Lupo e dei suoi figli sono rimasti sospesi in una nuvola che accompagna la vita di Lino. Lui si porta appresso la sua nube. Le foto al muro sono gocce di pioggia in continua caduta su ciò che è stato perduto. Lino è stato muratore. Anche nella vecchiaia i muscoli restano possenti, seppure piegati. Gli occhi si inumidiscono, le parole si stringono in un nodo alla gola. Trent’anni non bastano se il dolore continua a urlarti dentro come una bestia. E non c’è risarcimento che tenga e non c’è consolazione che sollevi, quando la verità, dopo tre decenni, è ancora quasi impalpabile, dissolta come i corpi in mare. Mntre Lino racconta, un coro muto lo ascolta in condolente partecipazione. Ecco la sua nuova moglie e il suo nuovo figlio. Sono coloro che vennero dopo Ustica e che hanno scelto di portare un macigno che non gli apparteneva. La donna ha scelto subito, accettando di sposare un uomo con un bagaglio carico di fotografie e lacrime. Il ragazzo ha scelto col tempo, imparando a circondare di tenerezza la ferita nel cuore di suo padre, a suo modo è stato una medicina portentosa il farmaco dell’ineluttabile. Il figlio postumo accarezza le foto degli altri figli che morirono: “Li ho sempre considerati come miei fratelli. Infatti mi chiamo Vincenzo, come il mio fratellino che non conosco, macinato nella sciagura”. Il primo Vincenzo aveva dieci anni e non crescerà mai più, rimarrà con quella dolce e interrogativa espressione infantile nel ritratto appeso al muro. Il secondo Vincenzo ha superato il confine dell’età bambina. E’ partito dopo ed è approdato più lontano, come un sasso scagliato nel mare per rabbia e per speranza. Lino con gli occhi umidi parla: “Non ce l’ho con i politici di adesso. Non ce l’ho con i militari che eseguono gli ordini. Ce l’ho con i signori onorevoli di allora, con chi ha depistato, con chi ha allontanato, con chi ha impedito che saltassero fuori la responsabilità. Non ci sono soldi per pagare questa infamia”. I soldi del risarcimento, Lino il muratore, li ha presi. E gli sono serviti a poco. “Non ho potuto dare un lavoro, una prospettiva a Vincenzo (il nuovo figlio). L’assicurazione voleva pagare quindici milioni per i miei. Teneteveli, ho detto. La vita dei miei cari non vale così poco”. Antonella aveva sette anni, Giuseppe solo dieci mesi. Lino racconta col passato prossimo, tempo e modo della vicinanza desiderata: “Li ho messi sull’aereo, ci siamo salutati. La mia era una famiglia allegra. Ricordo ogni sguardo, ogni frase, ogni piccolo dettaglio. Mi sono sistemato in macchina. All’ora dell’incidente ho sentito una fitta, un cazzotto allo stomaco. Sì, lo so che può sembrare incredibile, però è andata così. Me la sono presa con me stesso: Lino, che vai a pensare”. Lino-Pasquale avrebbe raggiunto i suoi dopo, nella terra natale di Sicilia, per le vacanze. Il programma di un’estate serena era tracciato e sorvegliato da un radar benevolo. A Punta Raisi, a Palermo, c’erano i nonni e gli zii. Aspettavano la famiglia Diodato per indirizzarla lungo la strada di un giugno accogliente. Il resto è la storia di tutti i parenti degli ottantuno passeggeri del DC 9 Itavia. E’ la storia degli alibi, dell’aereo che non atterra perché c’è ritardo, forse sta girando sull’aeroporto, forse chissà che diavoleria è accaduta. Invece, mentre sbocciavano le domande e cominciavano a tingersi d’angoscia, tutto era già compiuto. Lino parla. Ha una faccia da muratore stanco. Troppi muri, troppa polvere. La ricostruzione della sua integrità, ammesso che ci sia riuscito, è stata lenta e faticosa. “Ci sono poche persone che devo ringraziare. Ringrazio gli avvocati Vanessa e Vincenzo Fallica che ci hanno assistito con scrupolo, Ringrazio la signora Bonfietti che tanto ha lottato perché altrimenti non ce l’avremmo mai fatta. Ringrazio Andrea Purgatori, il giornalista che ha scopertto il mistero di Ustica. Senza di lui nulla sarebbe emerso”. Lino non può sapere che proprio in questi giorni è morto, a 48 anni, Corso Salani, l’attore che dava volto e voce al cronista coraggioso ne “Il muro di gomma”. Lino non ha mai voluto vedere quel film che è servito soprattutto agli altri, a quelli che non c’erano, né dentro, né intorno a quel maledetto aereo. Salani ha organizzato il suo decollo, quasi alla vigilia del trentennale del disastro che così profondamente ha incarnato. Sempre le rotte sono misteriose in ogni tipo di viaggio. E poi, quando il fiato si scioglie in risacca, quando non c’è più nulla da sussurrare, quando non è più possibile stringere le dita tra le dita senza spezzarle, Pasquale Diodato che tutti chiamano Lino sale le scale della sua casa, sale fino alla stanza di Ustica. Dice: “Li ho davanti agli occhi, nel mio cuore, in ogni giorno, in ogni momento. Non passa mai. Non finisce mai”. E sua moglie, la donna con gli occhiali che è venuta dopo la tragedia, la donna che è arrivata per raccattare i cocci, annuisce e piange anche lei. Non ha mai rifiutato la memoria della famiglia precedente e il riflesso di un’altra che fu madre e moglie dello stesso sguardo. Ha condiviso le spine, ha accolto le foto, ha abbracciato le poche gocce di sole e le molte gocce di pioggia. Ha preso il buco nero di Ustica e, nel suo campo straziato, ha seminato indicibile amore. 
( servizio giornalistico di Live Sicilia "Ustica non finisce mai")

mercoledì 10 febbraio 2010

Incidente ferroviario

L' 11 Novembre del 2011, il sig. Maltese (che per un periodo della sua vita, fu mio paziente) rimase vittima di un tragico incidente. Mentre attraversava imprudentemente il passaggio a livello chiuso di piazza Matteotti, sopraggiunse il treno e lo investì uccidendolo. 

Gaspare Bertolino - Salvatore Maltese

martedì 2 febbraio 2010

Tragedie della strada

Antonello (Nello) Asaro
Un uomo dedito esclusivamente al lavoro, alla famiglia e allo sport. Dedicava le sue pause di lavoro, all'allenamento in bici, sua ultima compagna di viaggio, e alla sua famiglia. Era inserito nel gruppo dell'associazione "Ciclosport Mazara". La sua prematura scomparsa, per un tragico incidente della strada (e' morto nello scontro con un'auto, che si e' verificato all'incrocio tra le vie Tonnarella e Capo Feto) ha scosso l'intera comunità cittadina. Era abbastanza conosciuto nell'ambiente dei ciclisti amatoriali ma molti lo ricordano, anche, per averlo incontrato nel colorificio dove lavorava. Nello prossimo ai 54 anni, lascia la moglie e due figlie.

Associazione Ciclosport Mazara
Nello in una foto ricordo con la squadra