venerdì 27 novembre 2009

Barbieri

Il Salone da Barbiere Nel secolo XX il Salone da barbiere hanno svolto un ruolo molto determinante nella nostra sfumata e rinascente società. Esso era un vero centro di aggregazione comunitaria, un autentico circolo “ricreativo” dove le persone si riunivano e fraternizzavano (a gratis). Vi erano saloni alla moda frequentati dalla nascente Borghesia e quelli più modesti frequentati dalla gente comune. Vi si discuteva di tutto e di tutti. Era quasi un rito recarsi, quasi quotidianamente, dopo le fatiche giornaliere che il duro lavoro imponeva e poter trovare un rilassante posto di ristoro fisico e psichico. Per capirne bene il ruolo intrinseco che hanno svolto credo bisogna aver vissuto in prima persona quei momenti, altrimenti solo per sentito dire, si rimane nel vago e spesso scettici per l’enfasi da noi mostrata per quei sereni periodi. In certe occasioni erano paragonabili ad studio medico di Radiologia, infatti anche qui si passavano ai Raggi X fatti, avvenimenti, persone, in modo scientifico. Non c’era argomento che non venisse setacciato nel bene e nel male. Questa era la mera realtà e nessuno si lamentava di quello sgradevole costume perché le cose andavano, in modo del tutto naturale, in quel verso. Oggi quei nostalgici ritrovi hanno perduto tutto il fascino d'un tempo, sono frequentati quasi esclusivamente per ricevere i noiosi servizi legati al benessere dei capelli, ci si va su appuntamento e si scappa subito dopo aver usufruito della prestazione perché il tempo non basta mai.

Anni Venti - Salone Margiotta


Pasqua 1934 - Salone da barbiere dei fratelli Margiotta - via Vittorio Veneto
Nenè e Giuseppe Margiotta


1934 - Davanti al Salone Margiotta - via Vittorio Veneto
Riconosco il prof. Enzo Santostefano (il primo a sinistra, docente di disegno alla Scuola Media e pittore)



Altro salone
Nino Margiotta fa la barba a Stellario Certosa (pasticciere). In seguito il Margiotta rinunciò al lavoro di barbiere e divenne portinaio dell'Ospedale 

Salone in Piazza Mokarta
Leonardo Agate - don Pietro Foraci

In queste foto il protagonista è il Salone di Leonardo Pinta
5 poltrone, per l'epoca era un locale in...


... il barbiere era Leonardo Pinta poi divenuto grande imprenditore del settore Carburanti.
Creo la ditta Pinta & Zottolo

Salone in piazza Regina
Gaspare Marrone, Vito Mezzapelle, Vittorio Pietrobono

Ricordate il salone del sig. Perniciaro che per anni era ubicato in piazzetta Bagno
facciata

interno


... un bel giorno negli anni Duemila, qualche bastardo l'ha ridotto così!


Il complesso archeologico dell’ex asilo “F. Corridoni”

In uno spazio collocato quasi al centro della città antica di Mazara del Vallo sorge l’attuale complesso “Filippo Corridoni”, luogo di cultura che ospita sia la biblioteca comunale sia alcuni locali adibiti a mostre. Nello spazio centrale (all’aperto) non molti sanno che, tra qualche “pietra” e immersa nella vegetazione spontanea, si trova un’importante area archeologica che testimonia un periodo importante per Mazara e che, per via del grande valore storico-culturale, merita sicuramente cura, un’adeguata manutenzione e un’efficace promozione, affinché non cada nell’oblio e nella decadenza.
Questi resti di storia, presenti in un’area di circa 500 mq, sono stati rinvenuti in una campagna di scavo risalente a poco più di dieci anni fa, a cui io stesso (allora studente della facoltà di beni culturali archeologici a Palermo) partecipai. Data la posizione all’interno dell’antico circuito urbano, ovvero in un’area che dal punto di vista culturale e cultuale è da sempre stata ricca, ciò che questo sito rappresenta è qualcosa di estremamente eccezionale per la storia di Mazara. Agli occhi di chi non solo sa “leggere le pietre”, se si pone un attento sguardo alle vestigia che ivi si trovano, la prima cosa che colpisce è, senza ombra di dubbi, i resti di una piccola struttura che ancora descrivono la planimetria di una chiesetta. Questa, avente una lunghezza di poco meno di 10 metri ed una larghezza di circa 5 metri, è orientata in senso nord-ovest/sud-est ed è munita da una piccola absidiola collocata nel lato opposto a quello che doveva essere l’accesso alla struttura (quest’ultimo posto sul lato nord-occidentale). Sui resti murari, composti sia da blocchi grezzi sia da blocchi squadrati, è possibile ammirare nicchie (all’interno della chiesetta) e, soprattutto, spazi adibiti a sepoltura che si addossano esternamente alle pareti.Probabilmente si tratta di tombe di personalità legate a questo complesso cultuale ma non si esclude anche che vi siano state tombe di fedeli. In merito a ciò, particolare è una piccola sepoltura (posta sul lato meridionale) in cui sono stati rinvenuti i resti ossei di un infante. Connessi alla chiesetta, per mezzo di uno spesso muro orientato in senso nordest/sud-ovest, vi sono una serie di vani (una decina) che si sviluppano a destra e a sinistra del suddetto muro e che, sicuramente, continuavano nell’area in cui successivamente venne costruito il locale che oggi ospita la biblioteca comunale.L’interpretazione di questo complesso archeologico ci riconduce ad un periodo storico di cui si conosce poco di Mazara e di cui non rimangono tracce così importanti come quelle appena descritte. Infatti, l’origine della chiesetta si può collegare alla presenza di un cenobio basiliano di età, dunque, bizantina. Delle strutture poste a Nord, sono state avanzate, invece, diverse ipotesi. Non è da escludere che, originariamente, fossero collegate alla vita della chiesetta basiliana per mezzo dei monaci stessi, i quali istruivano e avviavano una parte della popolazione a diverse tipologie di maestranze, utili per la vita produttiva dell’epoca. Non vi è da escludere, inoltre, una frequentazione nel successivo periodo islamico, testimoniato dalla presenza di frammenti di ceramica ed elementi vitrei riconducibili a questo periodo. In merito a ciò, è stata avanzata l’ipotesi di un utilizzo ad hammam (complesso termale islamico) di parte dei vani. Un ulteriore interesse venne dato a questo complesso durante il periodo normanno. Sicuramente, dopo alcuni interventi di sistemazione, la chiesetta riprese la propria attività cultuale e, con i nuovi conquistatori cristiani, ebbe non poca importanza anche perché si trovava in un’area in cui sorgevano altri eccelsi spazi destinati al culto, come San Michele e Santa Veneranda, che già dal periodo bizantino erano parte del forte potere ecclesiastico della città. Con molta probabilità, la frequentazione di questa chiesetta cessò a causa di un forte sisma, registratosi intorno al XII secolo, che la distrusse e la cui traccia è ben visibile sui suoi resti attraverso una profonda crepa che slegò del tutto, in quel punto, i conci murari.In conclusione, si può affermare che questo complesso non solo ha un valore prettamente storico-archeologico poiché rappresenta un unicum (soprattutto nella sua prima fase) della Mazara bizantina ma anche del periodo arabo-normanno, ma ha anche un valore di cronaca storica per il fatto che testimonia un forte sisma che colpì la nostra città, come già è stato scritto, nel XII secolo. Purtroppo, oggi si trova in condizioni deplorevoli in quanto, oltre ad una mancata conservazione, pulizia e all’essenza di un progetto (sia di fruizione sia di ricerca) che miri a dare onore a questo luogo, sono cresciuti
Francesco Adamo, archeologo

giovedì 26 novembre 2009

Artigiani

Ciabattini
Ciccio Margeri - Calzolaio di via Madonna del Paradiso (locali all'interno di una abitazione), Pietro Badalucco (primo a sin.)

Cicci Margeri, Pietro Badalucco

1961 - via madonna del Paradiso

Salvatore Stuardo, fu allievo di Ciccio Margeri

2010
Sig. Catania


Fabbri Ferrai

Paolo Angelo
 con il suo carrettino con bottega in piazza Madonna del Paradiso


Falegnami
1951
Girolamo (Mommu) Ingrande poi emigrato a San Diego in California con i figli Leonardo, Vito e Francesco. Abitavano in vicolo Giattino 9. Alle sue spalle Nicola Ingargiola

Incredibile
Il figlio Leonardo ha conservato il biglietto d'imbarco sulla nave che li condusse nel Nuovo Mondo 

Falegnameria - Giuseppe Dicidomini - via San Giovanni
Giovan Battista Calandrino, Rosario Dicidomini, Gaspare Pipitone, ?, mastro Giuseppe Dicidomini, Francesco Ingargiola, Innocenzo D'Alcantare


Marmisti
1954 - Bottega sita in via Madonna del Paradiso 106

Salvatore Di Liberti (pittore e scultore) Matteo Giaramitelli (maestro marmista)
Sicuramente collaboravano, ciascuno per le proprie competenze a realizzare un'opera in marmo

Bottai
1948 
Benedetto Chirco (maestro bottaio)



Anni sessanta - Giuseppe Abate
Di origini marsalesi, visse molti anni della sua vita nella nostra città, nella quale ebbe quattro figli (Anna, Salvatore, Natale e Laura), facendo il maestro bottaio e il custode degli Stabilimenti vinicoli "Vedova Bini" siti in via Luigi Vaccara

Pasticceri 
Anni Cinquanta

Via Bagno - Matteo Asaro (nasca a du cani). Rinomata per i dolci alla ricotta

La Via Garibaldi fu nel secolo scorso una vera fucina di piccoli artigiani - imprenditori che hanno valorizzato ed animato il piccolo commercio di vari settori. Parecchie sono le figure che potremmo ricordare ma per poterlo fare occorrono documentazioni fotografiche che non si trovano al super mercato. Pertanto io pubblicherò solo quelli di cui riesco ha trovare qualche memoria. Il personaggio di cui vi parlerò è stato un valente chef di pasticceria. Le sue origini sono trapanesi, si ritrasferì a Mazara dove visse, si sposò con laq sig.ra Modesto (sorella del sarto di via Garibaldi) ebbe tre figli Vita, Francesca e Saro. Si chiamava Stellario Certosa, aveva il suo laboratorio di fronte alla Gioielleria Foraci. Anche lui esponeva gioielli nella sua vetrina, ma di natura diversa. S Era rinomato in città per le sue Iris e per i suoi Cartocci che a dire di tutti erano fantastici. (Io non posso dirlo perché in vita mia non ho mai mangiato al ricotta).
Oggi vanno tanto, troppo, di moda le Pizzeria e le Paninoteche, allora i posti più frequentati, non potendo permettersi le trattorie o i ristoranti, erano le pasticcerie e le gelaterie.
La sua produzione era più ampia e comprendeva una vasta gamma di prodotti dolciari ma i ragazzi lo avevano eletto come re delle Iris e dei Cartocci. Talento, passione, dedizione e una ferrea disciplina professionale sono solo alcune delle qualità che hanno portato il maestro ad essere considerato il migliore produttore di queste particolari specialità. 

Laboratorio Stellario 
(Per anni, in via Garibaldi n.14, il re delle Iris e dei "cartocci")
Stellario Certosa con il suo collaboratore Vito Pipitone 

Giuseppe Ingargiola - Stellario Certosa

Stellario Certosa - Giuseppe Ingargiola

Laboratorio di pasticceria Pisciotta
Giuseppe Aurelio Pierdipino (emigrato a New York, dove ha aperto a Brooklyn, un rinomata pasticceria italiana, che gli ha dato un meritato successo e gli ha consentito, anche, di chiamare a se i suoi familiari che adesso lavorano con lui nell'azienda), ? Pietro Pisciotta, Ignazio Marino, Pierino Calamusa, Nicola Falcone, ?
Pietro Pisciotta nel suo laboratorio di pasticceria
Esposizione della Frutta di Martorana un dolce siciliano, tipico palermitano, preparata con pasta di mandorla composta da farina di mandorla e zucchero, della quale il laboratorio era (oltre alle altre prelibatezze) specializzato

Rimini -1975 - Premiazione Concorso per pasticcieri
I premio classificato per la sua categoria








Sede in corso Umberto I°
Benedetto Costanza (barbiere), Antonino Calamusa, Luciano?,

10/04/1958 - Laboratorio Calamusa
Giovan Battista Mangogna - Pierino Calamusa


I coniugi Giuseppa Giacalone e Pierino Calamusa 


Tipografi

Anni Cinquanta
Filippo Buffa - Corso Vittorio Veneto


Baldassare Siragusa - via XX Settembre

Tipografia fratelli Grillo - Piazza San Bartolomeo
Una  immagini di un'opera d'arte, da loro stampata

Fotografi

Giuseppe Boscarino e la mamma Maranzano
La signora, causa la prematura scomparsa del marito Giuseppe Boscarino, dovette dedicarsi all'attività di fotografa, per sostentare la numerosa famiglia. Lo studio era in via Franco Maccagnone. Il figlio ne continuò l'opera

1928 - Foto realizzata nello studio della signora Maranzano Boscarino
Giovane donna da identificare

Un'altra immagine da lei realizzata

Studio "Francesco Boscarino" - Corso Umberto I
Francesco Boscarino, Nino Dado, Ballatore, Riccardo Hopps 

Ultima sede
Largo delle Sirene 5

Oggi sede della  gioielleria Di Giovanni

Studio "Giuseppe La Bianca"
Prima in Via Garibaldi, poi in corso Umberto I
Salvatore Giubilato (docente di lettere classiche), Pino La Bianca (peri di chiummu), Carmelo Stella (medico). Foto ricordo dei tre amici

Carmelo Stella (medico), Nino Giaramidaro (giornalista, qui scimmiotta Humphray Bogart, in Casablanca), Enzo Di Liberti (assistente del titolare Pino La Bianca, suo cugino, che poi si mise in proprio), intento a registrare un rollino da sviluppare, prelevato dalla macchina fotografica

Artigiano che lavora "la ferla" (pianta, Ferula)
Vito Bertuglia
Per un periodo operò, in città, una cooperativa "Le mani" che raggruppava tanti artigiani delle varie arti, ma durò poco (come ogni cosa, da noi) 

Anni Sessanta - Carrettiere
piazza Matteotti

Elettricista 
Giuseppe Profera e signora 

mercoledì 25 novembre 2009

Nassaroli

Artigiani che realizzavano le Nasse, antichi attrezzi da pesca. Quelle utilizzate dai nostri pescatori erano a "campana" (esistono anche a botte). Venivano posizionate al largo la sera, dopo aver collocato l'esca all'interno e venivano ritirate il mattino successivo. Si ritirava il pesce eventualmente catturato e vi si ricollocava l'esca e si riponevano sul fondo marino.


Da notare sulla banchina il "mazzotto", attrezzo di legno con il quale si batteva il giunco che era la materia prima con la quale si realizzavano i manufatti.





Asaro, uno degli ultimi nassaroli


Vicenzu u nassarolu


I coniugi Francesca Grassa (1910-1977) e Giovanni Asaro (1905-1997)
Molti lupi di mare, si costruivano da soli i mezzi da utilizzare per la pesca. Nella prima fase era importante selezionare i vari tipo di giunco (di varia grossezza per le varie parti della nassa)


Poi si iniziava la lavorazione delle trappole marine





Matteo Gancitano (piccinu), uno degli ultimi nassaroli (2009)