sabato 18 giugno 2016

Curriculum vitae

 rosariolentini52@gmail.com


CURRICULUM


Nato a Mazara del Vallo nel 1952, risiede a Palermo.

Si è laureato in Scienze Politiche (indirizzo politico-economico) presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Firenze nel 1975. 


Dopo la laurea, ha proseguito gli studi e le ricerche sulla storia della Sicilia in età moderna e contemporanea, approfondendo in modo particolare alcuni aspetti della storia economica e sociale dell’Isola tra XVIII e XX secolo. 


Ha rivolto i suoi interessi di ricerca verso diverse aree tematiche: 

a) storia e attività imprenditoriali della famiglia Florio;

b) attività dei mercanti-imprenditori inglesi in Sicilia;

c) viticoltura ed enologia e, in particolare, nell’area di produzione del marsala; 

d) pesca e tonnare nella Sicilia dell’800;

e) commercio e dogane della Sicilia occidentale tra 700 e 800.


Su questi temi di ricerca ha pubblicato numerosi lavori (anche su riviste straniere), ha presentato relazioni a convegni in Italia e all’estero; ha curato e organizzato alcune mostre documentarie. 


PARTECIPAZIONE A CONVEGNI DI STUDI.


Ha presentato relazioni a numerosi convegni, tra i quali si segnalano:


La cultura materiale in Sicilia, I congresso internazionale di studi antropologici siciliani, Università degli studi, Facoltà di Lettere, Palermo, 12-15 gennaio 1978.


Benjamin Ingham nella Sicilia dell’Ottocento, Società Marsalese per la Storia Patria, Marsala, 15-16 giugno 1985.


I Whitaker e il capitale inglese tra l’Ottocento e il Novecento in Sicilia, Libera Università del Mediterraneo, Trapani, 29-30 novembre e 1 dicembre 1990.


L’evoluzione degli studi di Ragioneria dalla fine del XVIII secolo. Storie di imprese siciliane, II Convegno nazionale di Storia della Ragioneria, Università degli studi, Facoltà di Economia e Commercio, Messina, 16-17 dicembre 1993.


La costruzione di un capoluogo nell’Ottocento borbonico, Seminario di studi, Archivio di Stato, Caltanissetta, 15-17 dicembre 1994.


I Whitaker di villa Malfitano, Fondazione Giuseppe Whitaker, Palermo, 16-18 marzo 1995.


La Sicilia, Garibaldi, i Mille di Marsala: fonti, memorie e mito, Centro Internazionale di Studi Risorgimentali Garibaldini, Marsala, 11-13 maggio 1997.


Giovan Battista Filippo ed Ernesto Basile. Settant’anni di architetture, Giornate di studi, Università degli studi, Facoltà di Architettura, Palermo 25-27 maggio 2000.


La pesca in Italia tra età moderna e contemporanea. Produzione, mercato, consumo, II Convegno di studi sulla storia della pesca, Alghero-Cabras, 7-9 dicembre 2001.


III Simpósio da Associação Internacional de História e Civilização da Vinha e do Vinho, CEHA, Centro de Estudos de História do Atlântico, Funchal (Madeira), 5-8 de Outubro de 2003.


IV Simposio de la Asociación Internacional de Historia y Civilización de la Vid y el Vino, Haro (Espana), 13-16 giugno 2004.


4th International Congress of Maritime History, IMEHA, International Maritime Economic History Association, Corfu (Greece), 22-27 June 2004.


Dispar et unum. 1904-2004 I cento anni del villino Basile, Convegno di studi, Università degli studi, Facoltà di Architettura, Palermo, 16-18 dicembre 2004.


Pesca e patrimonio industriale. Tecniche, strutture e organizzazione (Sicilia, Puglia, Malta e Dalmazia) tra XIX e XX secolo, Seminario internazionale di studi, Bari, 26 novembre 2005.


Making Waves in the Mediterranean - Sulle onde del Mediterraneo, The 2nd Mediterranean Maritime History Network (MNHN) Conference, Messina-Taormina, 4-7 May 2006.


La Ragioneria a Palermo tra storia dei fatti, delle idee e delle istituzioni, Università degli studi, Facoltà di Economia e Commercio, Palermo, 2-3 febbraio 2007.


Los vinos generosos atlanticos y mediterraneos. Panorama histórico y actual, X Encuentros de Primavera de la Universidad de Cádiz, El Puerto de Santa María, 23-25 April 2007.


Pesci, barche, pescatori nell’area mediterranea dal medioevo all’età contemporanea, IV Convegno internazionale di studi, Università di Salerno, Fisciano-Vietri-Cetara, 3-6 ottobre 2007.


Istituzioni e traffici nel Mediterraneo tra età antica e crescita moderna, Seminario internazionale, CNR Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo, Napoli, 14-15 dicembre 2007.


Marsala dopo l’Unità. Territorio, economia, società, cultura, Centro Internazionale di Studi Risorgimentali Garibaldini, Marsala, 10 maggio 2008.


Il Liberty a Palermo e le esperienze nazionali ed internazionali. Un confronto sugli studi, le ricerche e la tutela, Centro nazionale per le celebrazioni del centenario Movimento Liberty in Italia, Palermo 23-24 giugno 2009.


Vinhas e Vinhos, I Congresso Internacional, Associação Portuguesa da História da Vinha e do Vinho, Porto, 13-16 Outubro 2010.


Jeannette Villepreux Power tra storia, scienza e cultura nella Sicilia dell’Ottocento, Convegno internazionale di studi, Istituto di Studi Storici Gaetano Salvemini, Messina, 10 dicembre 2010.


La pesca dalle origini alla sicurezza alimentare, Terrasini, Palazzo d’Aumale, 16 giugno 2011.


O mar. Patrimonios. Usos e representações, II Encontro CITCEM (Centro de Investigaçâo Transdisciplinar), Faculdade de Letras da Universidade do Porto, 20-22 Outubro 2011.


Henri d’Aumale e gli Orléans in Sicilia, Terrasini, Palazzo d’Aumale, 21 settembre 2012.


VI Congresso della Società Italiana delle Storiche, Università degli Studi di Padova, 14-15 febbraio 2013; Università Ca’ Foscari, Venezia, 16 febbraio 2013, panel “Fuori dai canoni”.


Bicentenario della nascita di Francesco Minà Palumbo, Museo Naturalistico “F. Minà Palumbo”, Castelbuono 8-10 marzo 2014.


Sicilia e viticoltura nel Risorgimento, Centro internazionale studi risorgimentali garibaldini, Marsala, Complesso San Pietro, 3 maggio 2014.


Il libro. Editoria e pratiche di lettura nel Settecento, Convegno annuale della Società Italiana di Studi sul XVIII secolo, Pisa (Centro museale espositivo San Michele degli Scalzi), 26-28 maggio 2014.


45nd Annual Conference of the Association for Spanish and Portuguese Historical Studies, Università di Modena e Reggio Emilia, Modena (Dipartimento di Giurisprudenza), 26-29 giugno 2014.


Cibo paesaggio architettura archivi, V Giornata nazionale archivi di architettura 2015, Palermo, Soprintendenza del Mare, 29 maggio 2015.


L'azienda agricola Maccarese e il suo archivio: un patrimonio culturale per la storia, per la comunità, Castello di San Giorgio (Maccarese, Fiumicino), 27 settembre 2016.


Eleuterio e Mìlicia: storia e paesaggio di una terra tra due fiumi, Bagheria, 17 dicembre 2016. 


Crispi patriota e statista, Ribera-Agrigento 30-31 marzo 2017.


L’utopia del Giappone in Europa, Palermo 9 giugno 2017.


Il «decennio inglese» in Sicilia 1806-1815. Bilancio storiografico e prospettive di ricerca, convegno internazionale di studi, Palermo, Villa Malfitano 14-15 dicembre 2018.


Marsala, la Sicilia e la Grande Guerra, Centro Internazionale di Studi Risorgimentali Garibaldini, Marsala, Complesso S. Pietro 10 maggio 2019.



CURA E ORGANIZZAZIONE DI MOSTRE DOCUMENTARIE, DOCENZE E INCARICHI SCIENTIFICI.


Nel 1990, per incarico della Fondazione Culturale Lauro Chiazzese (ex Sicilcassa) di Palermo, ha curato e organizzato la mostra (dicembre 1990-febbraio 1991) e il relativo catalogo L’economia dei Florio. Una famiglia di imprenditori borghesi dell’800, Sellerio, Palermo 1990. 


Nel 1993, per conto della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Messina, ha curato la mostra documentaria (archivistica, bibliografica e iconografica) in occasione del 2° Convegno nazionale di storia della Ragioneria (Messina, 16-17 dicembre 1993).


Nel 2005 ha fatto parte del Comitato scientifico della mostra inaugurale della Galleria d’Arte Moderna di Palermo dedicata al pittore Francesco Lojacono (ottobre –dicembre 2005). 


Nel 2007 ha fatto parte del Comitato scientifico della mostra bibliografico-documentaria svoltasi presso la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana in occasione del convegno di storia della Ragioneria, organizzato dalla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Palermo (2-3 febbraio 2007).


Nel 2008 ha collaborato, in qualità di consulente storico, con il regista Salvo Cuccia per la realizzazione del video I Florio: dal mito alla storia, andato in onda su RAI 3 nel format «La Storia siamo noi».


Nel 2009, per incarico della Fondazione Mandralisca di Cefalù, ha curato il ciclo di conferenze “Enrico Pirajno di Mandralisca: l’uomo e il suo tempo” (ottobre 2009 – marzo 2010).


Nel 2010, in qualità di docente a contratto, ha tenuto un ciclo di lezioni presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli studi di Messina “Economia e società in Sicilia tra ‘800 e ‘900” (novembre-dicembre 2010).


Nel 2011, per incarico di Civita Sicilia ha curato il ciclo di incontri a tema, presso la Galleria d’Arte Moderna di Palermo, “Ottocento-Novecento: Palermo due fin de siècle a confronto” (gennaio-maggio 2011).


Nel 2013 è stato componente del Comitato scientifico della Fondazione Ignazio Buttitta di Palermo.


Dal 2013 collabora con la redazione di «Dialoghi Mediterranei», bimestrale on-line dell’Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo, http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/: contributi nei nn. 1 (aprile 2013); 2 (giugno 2013); 4 (novembre 2013); 5 (gennaio 2014); 9 (settembre 2014); 11 (gennaio 2015); 13 (maggio 2015); 19 (maggio 2016); 21 (settembre 2016); 25 (maggio 2017); 28 (novembre 2017); 29 (gennaio 2018); 31 (maggio 2018); 33 (settembre 2018); 35 (gennaio 2019); 37 (maggio 2019); 38 (luglio 2019); 44 (luglio 2020); 48 (marzo 2021); 50 (luglio 2021); 51 (settembre 2021); 52 (novembre 2021); 53 (gennaio 2022); 55 (maggio 2022); 59 (gennaio 2023); 60 (marzo 2023); 61 (maggio 2023); 62 (1 luglio 2023); 63 (1 settembre 2023); 64 (1 novembre 2023); 66 (1 marzo 2024); 67 (1 maggio 2024).


Nel 2016 è stato componente del Comitato tecnico scientifico del Centro Internazionale di Studi Risorgimentali Garibaldini di Marsala.


Nel blog www.lidentitadiclio.com ha pubblicato nei seguenti numeri: nel 2016 (10 e 30 marzo; 18 aprile; 5 e 27 maggio; 14 luglio; 15 settembre; 24 novembre); nel 2017 (24 gennaio; 18 aprile); nel 2019 (26 aprile; 25 e 30 ottobre); nel 2020 (29 aprile; 18 agosto).


Dal 2021 fa parte del comitato di redazione della rivista trimestrale «Studi Storici Siciliani».


ELENCO DELLE PRINCIPALI PUBBLICAZIONI


  • Aspetti della circolazione monetaria in Sicilia nel primo Ottocento attraverso le lettere di cambio, «Atti dell’Accademia di Scienze Lettere e Arti di Palermo», serie IV, vol. XXXV, 1975-76, parte II, pp. 481-493.


  • Note su un operatore commerciale in Sicilia: Abraham Gibbs (1799-1802), «Nuovi Quaderni del Meridione», Palermo 1976, n. 56, pp. 386-394.


  • I Florio e la produzione del vino Marsala, «Nuovi Quaderni del Meridione», Palermo 1977, n. 57, pp. 17-37.


  • La Fonderia Oretea di Ignazio e Vincenzo Florio, «Nuovi Quaderni del Meridione», Palermo 1977, n. 60, pp. 413-434.


  • Dalla filanda di cotone alla Tessoria del Pegno: due iniziative dei Florio, «Nuovi Quaderni del Meridione», Palermo 1978, n. 63, pp. 268-281.


  • Il sistema gerarchico nella mattanza, in La cultura materiale in Sicilia, Atti del I congresso internazionale di studi antropologici siciliani (Palermo, 12-15 gennaio 1978), «Quaderni del Circolo semiologico siciliano», Palermo 1980, pp. 449-455.


  • Note e riflessioni sulle vicende economiche e finanziarie di Casa Florio (1848-1902), «Nuovi Quaderni del Meridione», Palermo 1981, n. 73, pp. 34-72.


  • Il problema dello sviluppo economico ed il ruolo della Cassa per il Mezzogiorno in Sicilia, «Sindacato CGIL», Camera del Lavoro, Palermo 1982, n. 1, pp. 22-32; n. 2, pp. 34-47.


  • Aromatari, negozianti-banchieri e padroni di mare calabresi a Palermo: i Barbaro e i Florio, in «Atti dell’Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Palermo», serie IV, vol. IV, parte II, 1983-84, pp. 201-214.


  • L’aromateria dei Florio al piano di S. Giacomo la Marina (1807-1813), in «Atti dell’Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Palermo», serie V, vol. IV, parte II, 1983-84, pp. 291-314.


  • L’organizzazione commerciale e l’attività finanziaria di Benjamin Ingham: (1809-1830), in Benjamin Ingham nella Sicilia dell’Ottocento, Atti del seminario di studi (Marsala, 15-16 giugno 1985), Associazione Marsalese per la Storia Patria, Marsala 1985, pp. 95-119.


  • Le origini (1797-1828), in Romualdo Giuffrida - Rosario Lentini, L’età dei Florio, Sellerio, Palermo 1985, pp. 17-28.


  • L’epilogo (1874-1902), in Romualdo Giuffrida - Rosario Lentini, L’età dei Florio, Sellerio, Palermo 1985, pp. 55-101.


  • Economia e storia delle tonnare di Sicilia, in Vincenzo Consolo, La pesca del tonno in Sicilia, Sellerio, Palermo 1986, pp. 31-56.


  • Constantin Samuel Rafinesque Schmaltz negoziante e naturalista a Palermo (1805-1815), «Libera Università Trapani», Trapani 1986, n. 12, pp. 125-136.


  • La presenza degli Inglesi nell’economia siciliana, in Raleigh Trevelyan, La storia dei Whitaker, Sellerio, Palermo 1988, pp. 115-146.


  • Una nuova cultura del vino, in L’economia dei Florio, Sellerio, Palermo 1991, pp. 71-86.


  • Catalogo della mostra, in L’economia dei Florio, Sellerio, Palermo 1991, pp. 187-219.


  • Alle origini del capitalismo finanziario: la nascita della “Prima Compagnia di Assicurazioni di Palermo”, in I Whitaker e il capitale inglese tra l’Ottocento e il Novecento in Sicilia, Atti del seminario di studi (Trapani, 29-30 novembre e 1 dicembre 1990), a cura di  Claudio D’Aleo e Salvatore Girgenti, Libera Università del Mediterraneo, Trapani 1992, pp. 83-107.


  • La borghesia protagonista, «Nuove Effemeridi», Palermo 1991, n. 16, pp. 30-35.


  • Modelli di imprenditoria nell’800 siciliano: i Florio e gli Ingham-Whitaker, in L’evoluzione degli studi di Ragioneria dalla fine del XVIII secolo. Storie di imprese siciliane, Atti del II Convegno nazionale di Storia della Ragioneria (Messina, 16-17 dicembre 1993), Pacini, Pisa 1996, pp. 129-139.


  • I Florio e i mercanti stranieri nell’area dello zolfo, in Città capovalli       nell’Ottocento borbonico, a cura di Claudio Torrisi, Sciascia, Caltanissetta-Roma 1995, pp. 263-304.


  • Joseph Whitaker e la coltura dell’Agave sisalana in Sicilia, in I Whitaker di villa Malfitano, a cura di Rosario Lentini e Pietro Silvestri, Atti del seminario di studi (Palermo, 16-18 marzo 1995), Fondazione “Giuseppe Whitaker”, Palermo 1995, pp. 71-84.


  • Il Leone di Alcamo, in Sulle strade del vino: il baglio Florio, Fondazione Orestiadi, Gibellina 1996, pp. 8-12.


  • Il Marsala di via Matarazzari, «Nuove Effemeridi», Palermo 1997, n. 37, pp. 38-44.


  • La rivoluzione economica del Marsala, in Marsala, Murex, Marsala 1997, pp. 357-367.


  • La Sicilia nel 1860. Economia e società, in La Sicilia, Garibaldi, i Mille di Marsala: fonti, memorie e mito, Atti del convegno (Marsala, 11-13 maggio 1997), Marsala 1998, pp. 185-198.


  • Per fiume e per mare. Il vino di Mazara da Joseph Payne a Luigi Vaccara, in Mazara ‘800-‘900. Ragionamenti intorno all’identità di una città, Mazzotta, Castelvetrano 2002 (prima edizione), pp. 61-76.


  • Mazara tra censi e censimenti. Per una storia dell’identità sociale, in Mazara ‘800-‘900. Ragionamenti intorno all’identità di una città, Mazzotta, Castelvetrano 2002 (prima edizione), pp. 103-118.


  • La marineria e le attività produttive. Note sulla storia dell’economia mazarese, in Mazara ‘800-‘900. Ragionamenti intorno all’identità di una città, Mazzotta, Castelvetrano 2002, (prima edizione), pp. 185-206.


  • Favignana nella seconda metà dell’800: innovazioni e mercato, in La pesca in Italia tra età moderna e contemporanea. Produzione, mercato, consumo, a cura di Giuseppe Doneddu e Alessandro Fiori, Atti del II Convegno di studi sulla storia della pesca (Alghero-Cabras, 7-9 dicembre 2001), E.D.S., Sassari 2003, pp. 507-520.


  • Mezzadria e viticoltura tra ‘800 e ‘900 in un’area della Sicilia occidentale, in Actas do III Simpósio da Associação Internacional de História e civilização da vinha e do vinho (Funchal, 5 a 8 de Outubro de 2003), CEHA, Funchal (Madeira) 2004, pp. 563-587.


  • Per una storia di Mazara fino all’Ottocento. Appunti di un percorso storiografico, (con Antonino Cusumano), in Mazara ‘800-‘900. Ragionamenti intorno all’identità di una città, Sigma Edizioni, Palermo 2004, (seconda edizione), pp. 17-29.


  • Sviluppo della viticoltura e dell’enologia nell’area del Trapanese nel XVIII e nel XIX secolo, «Studi Garibaldini», Centro Internazionale di Studi Risorgimentali-Garibaldini, Marsala, anno IV, n. 3, marzo 2004, pp. 27-34.


  • Financial Activities of English Merchant-Bankers in Western Sicily between the 18th and 19th Centuries, in Proceedings of the 4th International Congress of Maritime History, (Corfu, Greece, 22-27 June 2004), CD-ROM edited by IMEHA (International Maritime Economic History Association). 


  • Dal commercio alla finanza: i negozianti-banchieri inglesi nella Sicilia occidentale tra XVIII e XIX secolo, «Mediterranea - ricerche storiche», n. 2 (dicembre 2004), pp. 105-122.


  • Francesco Brancato: un maestro di storia della Sicilia, in Villa Malfitano, Fondazione Giuseppe Whitaker, Palermo 2004, pp. 5-16.


  • Palermo primo Novecento: la modernizzazione difficile, in Dispar et Unum 1904-2004. I cento anni del Villino Basile, a cura di Eliana Mauro e Ettore Sessa, Grafill, Palermo 2006, pp. 281-286.


  • Mercanti, imprenditori e artisti a Palermo nella seconda metà dell’Ottocento, in Francesco Lojacono 1838-1915, Silvana Editoriale, Milano 2005, pp. 119-149.


  • Un vino inglese nel cuore del Mediterraneo: origini e caratteristiche del Marsala, «Douro. Estudos & Documentos», Universidade do Porto, n. 21 (2006), pp. 175-182.


  • Da Magazinazzi a Cefalù: le tonnare palermitane tra storia e recupero, in Pesca e patrimonio industriale. Tecniche, strutture e organizzazione (Sicilia, Puglia, Malta e Dalmazia tra XIX e XX secolo), a cura di Maurizio Gangemi, Cacucci Editore, Bari 2007, pp. 91-124.


  • English Merchant-Bankers in Western Sicily in the early-Nineteenth Century, in Anglo-Saxons in the Mediterranean. Commerce, Politics and Ideas (XVII-XX Centuries), edited by Carmel Vassallo and Michela D’Angelo, Malta University Press, Malta 2007, pp. 115-130.


  • Dall’associazionismo al Collegio. Per una storia dei ragionieri di Palermo, in Il Collegio dei Ragionieri della Provincia di Palermo (1890-1950), a cura di Rosario Lentini, Collegio dei Ragionieri, Palermo 2007, pp. 7-10.


  • Favignana nell’800: architetture di un’economia, in Lo Stabilimento Florio di Favignana. Storia, iconografia, architettura, Soprintendenza BB.CC.AA., Trapani 2008, pp. 15-257.


  • La Regia Secrezia e la dogana nella piazza mercantile di Palermo tra ‘700 e ‘800, in R. Salvemini (a cura di), Istituzioni e traffici nel Mediterraneo tra età antica e crescita moderna, C.N.R. Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo, Napoli 2009, pp. 377-404. 


  • La gessatura dei vini in Sicilia tra ‘800 e ‘900: empirismo e sperimentazioni. (The Plastering of Sicilian Wines), in Anuário 2009, CEHA, Centro de Estudos de História do Atlântico, Funchal (Madeira) 2009, pp. 437-451.


  • Tra frodi e legalità: pesca a strascico e pesca con la dinamite nei Compartimenti marittimi di Palermo e di Trapani tra Ottocento e Novecento, in V. D’Arienzo e B. Di Salvia (a cura di), Pesci, barche, pescatori nell’area mediterranea dal medioevo all’età contemporanea, Franco Angeli, Milano 2010, pp. 255-286.


  • British merchants and goods in Palermo (1797-1816), in Making Waves in the Mediterranean - Sulle onde del Mediterraneo, in Proceedings of the 2th MMHN Conference, Messina and Taormina, 4-7 May 2006, Istituto di Studi Storici “Gaetano Salvemini”, Messina 2010, pp. 483-491.


  • Tina Whitaker Scalia da Sicily & England (1907) a Sicilia e Inghilterra (1948), in Tina Whitaker Scalia, Sicilia e Inghilterra. Ricordi politici. La vita degli esuli italiani in Inghilterra (1848-1870), Torri del Vento, Palermo 2012, pp. V-LV.


  • Gli scritti del periodo siciliano e lo Specchio delle Scienze (1814) di Constantin Samuel Rafinesque Schmaltz, «Naturalista siciliano», s. IV, XXXVI (2), 2012, pp. 253-278.


  • L’istituzione della Scuola Media di Commercio a Palermo tra ‘800 e ‘900, «Mediterranea - ricerche storiche», n. 26, (dicembre 2012), pp. 475-502. 


  • Isole nell’Isola: l’economia siciliana preunitaria, in Sicilia 1812. Laboratorio costituzionale. La Società la cultura le arti, a cura di Maria Andaloro e Giovanni Tomasello, Assemblea Regionale Siciliana, Palermo 2012, pp. 62-71. 


  • Genesi e sviluppo della fillossera (Phylloxera vastatrix) nella Sicilia dell’800, in Vinhas e vinhos. Actas, I Congresso international, Porto 13-16 ottobre 2010, APHVIN–GEHVID, Associação Portuguesa de História da Vinha e do Vinho, Porto 2012, pp. 549-564.


  • La rivoluzione di latta. Breve storia della pesca e dell’industria del tonno nella Favignana dei Florio, Torri del Vento, Palermo 2013.


  • Vincenzo Raja. Tra passione politica e impegno scientifico (Mazara del Vallo 1881-Palermo 1949), Istituto Euroarabo, Mazara del Vallo 2015.


  • L’invasione silenziosa. Storia della Fillossera nella Sicilia dell’800, Torri del Vento, Palermo 2015.


  • Per una storia dell’ampelografia e della viticoltura siciliana, in Identità e ricchezza del Vigneto Sicilia, a cura di G. Ansaldi ed altri, Regione siciliana, Assessorato dell’Agricoltura, Palermo 2014, pp. 15-55.


  • Tina Whitaker Scalia: Sicily & England (1848-1870), in Il genere nella ricerca storica, Atti del VI Congresso della Società Italiana delle Storiche, a cura di Saveria Chemotti e Maria Cristina La Rocca, Il Poligrafo, Padova 2015, vol. I, pp. 555-568.


  • Considerazioni sull’economia e sulla società siciliana tra ‘800 e ‘900, in La canzone siciliana a Palermo: un’identità perduta, a cura di Orietta Sorgi, CRICD, Palermo 2015, pp. 35-49.


  • La reale stamperia di Palermo tra privativa e mercato (1779-1851), in Editori e tipografi a Napoli e in Sicilia nell’Ottocento, a cura di Gianfranco Tortorelli, Pendragon, Bologna 2016, pp. 139-218.


  • La Reale Stamperia di Palermo nel primo ventennio di attività (1779-1799), in Il libro. Editoria e pratiche di lettura nel Settecento, a cura di Lodovica Braida e Silvia Tatti, Prefazione di Antonella Alimento, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2016, pp. 365-377.


  • Da Cerere ai mercanti-imprenditori dell’Ottocento preunitario, in Sicilia, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, Roma 2016, pp. 417-430. 


  • Typis Regiis. La Reale Stamperia di Palermo tra privativa e commercio (1779-1851), Palermo University Press, Palermo 2017.


  • I Florio ultimo atto, in Il ruggito della velocità. Miti e modernità della Targa Florio motociclistica, Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana, Palermo 2018, pp. 19-27.


  • Profilo storico delle tonnare siciliane in età moderna, in La pesca in Campania e Sicilia, a cura di Franca Pirolo, Licosia, Ogliastro Cilento 2018, pp. 115-176.


  • 1773 Il vino dei gentiluomini, in Storia mondiale della Sicilia, a cura di Giuseppe Barone, Laterza, Bari-Roma 2018, pp. 288-291. 


  • Vincenzo Ragusa, l’Istituto d’arte e la Scuola d’arti applicate all’industria, in L’utopia del Giappone in Occidente. Studi sul Giapponismo, a cura di Carmelo Bajamonte e Maria Antonietta Spadaro, Fondazione Federico II, Palermo 2019, pp. 71-78.


  • Le committenze di un’economia fragile, in Antonio Cutino e la Palermo del ’900. Nel segno della tradizione, a cura di Giacomo Fanale, Silvana Editoriale, Milano 2019, pp. 38-51.


  • Sicilie del vino nell’800. I Woodhouse, gli Ingham-Whitaker, il duca d’Aumale e i duchi di Salaparuta, Palermo University Press, Palermo 2019.


  • Crispi, Florio e la Navigazione Generale Italiana, in Francesco Crispi, a cura di Marcello Saija, Rubbettino Università, Soveria Mannelli 2019, pp. 333-342.


  • Profilo storico delle tonnare siciliane fino allʼOttocento, «Ammentu», Bollettino Storico ed Archivistico del Mediterraneo e delle Americhe, vol. 1°, n. 14 (gennaio-giugno 2019), pp. 13-47.


  • Il marsala a Marsala. Un vuoto da colmare, in Marsala dentro fuori Marsala, a cura di Adele e Gaspare Gerardi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, pp. 65-71.


  • La pesca del tonno in Sicilia: dai Florio ai Parodi, in Terracqueo, catalogo della mostra, Palermo, Palazzo dei Normanni, 15 settembre 2020 - 31 gennaio2021, Fondazione Federico II, Palermo 2020, pp. 178-181.


  • Gibbs, i Woodhouse e Ingham: una British Connection in Sicilia, in Il «decennio inglese» 1806-1815 in Sicilia. Bilancio storiografico e prospettive di ricerca, a cura di Michela DʼAngelo, Rosario Lentini, Marcello Saija, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, pp. 125-154.


  • Maurizio Signorello: un professionista della storia, in Signorello M., Stefano Pellegrino. Lʼuomo politico e lʼavvocato (1883-1968),  cura di Rosario Lentini, Marsala 2021, pp. 5-40. 


  • Nota introduttiva, in V. Florio, Quattro giorni in via Tasso (Pagine di diario), Torri del Vento, Palermo 2021, pp. 5-15.


  • Marcello Dudovich tra le committenze dʼarte e dʼindustria dei Florio, in Marcello Dudovich al tempo della committenza aeronautica 1920-1940, Silvana Editoriale, Milano 2021, pp. 175-179.


  • I mercanti della «Nazione napolitana» a Palermo nel Settecento, «Mediterranea - ricerche storiche», n. 52, agosto 2021, pp. 389-424.


  • Paolo Florio e la rete dei bagnaroti a Palermo tra ʼ700 e ʼ800. Documenti inediti, «Studi Storici Siciliani», anno I, n. 3, settembre 2021, pp. 14-26.


  • In ricordo di Salvatore Costanza, «Studi Storici Siciliani», anno I, n. 4, dicembre 2021, pp. 136-141.


  • La tonnara dellʼArenella di Palermo nel primo Ottocento: produzione, «gravezze» e salari tra profitti e perdite, «Studi Storici Siciliani», anno II, n. 1, marzo 2022, pp. 49-58.


  • Prefazione, in A. Marinelli, La Fonderia Oretea dei Florio, Torri del Vento, Palermo, 2022, pp. 5-11.


  • Gente che va (con Claudio Fogu e Raffaella Salvemini), in Procida, orizzonte mare. Storia marinara di unʼisola, a cura di Raffaella Salvemini e Claudio Fogu, Nutrimenti, Roma 2022, pp. 111-126.


  • Contributo alla bibliografia degli scritti di Francesco Brancato (1913-2002), «Studi Storici Siciliani», anno II, n. 3, settembre 2022, pp. 90-98. 


  • recensione:  I. FAZIO, Il porto franco di Messina nel lungo XVIII secolo. Commercio, fiscalità e contrabbandi, Viella, Roma 2021, «Studi Storici Siciliani», anno II, n. 3, settembre 2022, pp. 102-106. 


  • La viticoltura e i vini dellʼEtna, «I tempi della Terra», rivista trimestrale ideata e diretta da Antonio Saltini, www.itempidellaterra.it, n. 13, novembre 2022, pp. 31-40.


  • Lʼeconomia nel Trapanese alla vigilia della Grande Guerra, «Studi Garibaldini», n. 14, maggio 2023, pp. 31-42.


  • LʼIstituto dei Ciechi di Palermo. Da Ignazio Florio a Francesca e Anna Salamone, in Da filantropia a progetto sociale. Accanto ai minorati sensoriali e ai pluridisabili per un futuro di parità ed inclusione, Palermo University Press, Palermo 2023, pp. 16-61.


  • Prefazione, in L. Lombardo, Taula matri. Il vino del sudest Sicilia. Mito e storia, Le Fate, Ragusa 2023, pp. 11-17.


  • I Florio dallʼOttocento al Novecento: lʼinfelicissima transizione, «Per», Associazione Salvare Palermo, gennaio-giugno 2023, n. 60, pp. 8-15. 


  • Il marsala: storia di un grande vino siculo-inglese, «il Sommelier», anno XLI, n. 3, 2023, pp. 6-13. 


  • Mercanti-imprenditori inglesi nel Val di Mazara tra ʼ700 e ʼ800, «Studi Storici Siciliani», anno III, n. 3, settembre 2023, pp. 8-21.


  • Mercanti, banchieri, imprenditori inglesi nella Sicilia dellʼOttocento preunitario, «Studi Garibaldini», n. 15, maggio 2024, pp. 59-71.


  • Il lavoro delle donne a Palermo tra ʼ800 e ʼ900: dal domicilio alla Manifattura Tabacchi, «Studi Storici Siciliani», anno IV, n. 2, giugno 2024, pp.90-101.




Palermo, 25 settembre 2024 

domenica 12 giugno 2016

Associazione FIDAPA

E' un movimento di opinione indipendente, non ha scopi di lucro, persegue i suoi obiettivi senza distinzione di etnia, lingua e religione o di opinioni politiche e si propone di promuovere, coordinare e sostenere le iniziative delle donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari. La sezione Fidapa di Mazara del Vallo è stata costituita il 24 febbraio del 1980, a casa della scrittrice Maria Vaccara, su proposta della prof.ssa Giuseppina Biondo Neri proveniente dalla sez. di Palermo e durante la Presidenza Nazionale di Maria Bottari. La prima assemblea di sezione, si è tenuta il 9 marzo del 1980 ed il primo direttivo era così composto: Madrina: Giuseppina Biondo; Presidente: Maria Vaccara, segreteria: Liliana Sciarratta, tesoriera: Rossella Ingraldo. La Sezione di Mazara del Vallo, da quarant’anni, interagisce con le istituzioni e con il territorio affrontando con impegno temi delicati come la crisi economica, la disparità di trattamento salariale, gli episodi di violenza contro le donne, i problemi ambientali, i disagi sociali e giovanili, ma soprattutto il valore della Cultura come motore di cambiamento

Maria Vaccara Manzo (prima presidentessa) 

 

 

Anno Sociale 2021/2023



giovedì 19 maggio 2016

Servizi

C'era una volta... un servizio d'autobus, che compariva e scompariva. Questa foto si riferisce agli anni Ottanta
1982/83
Paolo Castrogiovanni (controllore), Vito Alagna (autista), Giuseppe Scavone (autista), Bartolomeo Pavia (autista), Salvatore Foraci (autista), Giovan Battista Giarratano e figlio (sorvegliante)

mercoledì 16 marzo 2016

Giustizia

Ottocento
Il giorno 24 luglio del 1852 due persone furono giustiziate nella nostra città. Si trattò del mazarese Rosario Messina di anni 22, figlio di Pietro e di Giovanni Summa, di anni 20, figlio di Francesco. Vennero ghigliottinati fuori dalle mura, nei pressi della Porta Mokarta.

Quest'immagine si riferisce agli Atti di Morte redatti all'epoca Si trovano nel registro degli atti di morte del Comune di Mazara del 1852, custodito presso l'Archivio di Stato di Trapani, ed è consultabile online nel Portale Antenati al seguente indirizzo:
Purtroppo l'immagine non consente una facile lettura ma rappresenta un documento interessante


Errori Giudiziari


lunedì 18 gennaio 2016

I toponimi e la memoria dei luoghi. Di tonnare e di altro

di Rosario Lentini
Tiburzio Spannocchi, Disegno acquerellato della linea di costa di Mazara (1577-80)

La memoria dei luoghi è prevalentemente affidata alla ricostruzione storica, alla narrazione scritta o semplicemente orale, tramandata di generazione in generazione, di avvenimenti e personaggi; all’esistenza di antiche preesistenze architettoniche, di scavi archeologici, di ritrovamenti paleontologici, di graffiti alle pareti di grotte un tempo abitate; ma anche al verificarsi di eventi naturali o di mutazioniambientali di cui il soggetto umano è stato solo attore passivo. In ogni caso non sempre è facile risalire alla genesi dei toponimi, cioè al processo “creativo” di denominazione dei luoghi.
«Un luogo di memoria – scrivono Fabietti e Matera – può essere reale, in quanto è effettivamente in quel punto preciso dello spazio che si è prodotto un evento assunto dalla memoria come significativo, quale una battaglia, il martirio di un eroe, un miracolo compiuto da un santo… Ma un luogo di memoria può anche essere il prodotto di una attività immaginativa, una “invenzione” del pensiero collettivo» [1]. Le raccolte cartografiche – in particolare quelle a cura degli architetti militari – dalle antiche fino alle più recenti, mostrano quanto sia labile e volatile la memoria dei luoghi e basti mettere insieme tutte le indicazioni che si possono trarre dai documenti di archivio, dai testi a stampa di storiografi e viaggiatori del passato, per rimanere sorpresi dalla varietà di toponimi accantonati e sepolti dall’uomo, dal tempo o da entrambi.
Voglio qui proporre un esempio concreto, proprio per illustrarne la ricchezza e stratificazione di denominazioni, percorrendo idealmente la linea di costa mazarese, da ovest verso est, fino a Tre Fontane, sconfinando, quindi, in territorio di Campobello. L’esame dei manoscritti e delle tavole acquerellate di due grandi ingegneri militari di età moderna, Tiburzio Spannocchi (datazione attribuita alla sua opera 1577-80) e Camillo Camiliani (fine Cinquecento, primi anni del Seicento), ampiamente noti e studiati e qui di seguito citati per comodità con le iniziali S. e C., rappresentano il punto di partenza quasi obbligato [2].
Il nostro itinerario inizia dal confine occidentale con il territorio di Petrosemolo costituito da Bizanti et la Chenisia (S.) cioè Punta Chinisia (C.) cui si sovrappone posteriormenteTorrazza ossia Torre del Buscione [3]. In verità, della torre in questione, ignorata dalla maggior parte degli autori, non è mai stata rinvenuta traccia fisica, pur se è molto probabile che ve ne fosse una di pertinenza dell’Episcopato. Alcuni autori hanno ritenuto fosse collocata a Capo Feto, assimilando, però, erroneamente questo toponimo con la Chinisia – quasi fosse la variante nominalistica dello stesso luogo – che invece distava, secondo le misurazioni risalenti alla prima metà dell’Ottocento dell’idrografo Francesco Arancio, circa 4 miglia (poco meno di 6 chilometri) da Capo Feto.
Da questo confine della Chinisia in direzione della città e prima di Capo Feto, S. rileva soltanto la Cala di Sei danari; C. aggiunge la Cala della Triglia; Filippo Geraci, nel suo portolano seicentesco, Punta di la Matica [4], il Massa la Spiaggia della Mortella [5] e, infine, Arancio segnala uno Scalo di Vaccarella. Superato Capo Feto, si trovava la Vigna del re, ma non lungo la costa, «lontano di marina un tiro d’archibuso (archibugio)», cioè a un centinaio di metri circa. Gian Giacomo Adria in un suo scritto del 1535 riteneva che si trattasse della vigna di re Ferdinando il Vecchio (?) con annesse grandi scuderie reali, la cui esistenza non è suffragata da altre fonti [6]. Il toponimo da inizio Settecento, negli scritti del Massa e poi del Villabianca [7] diventa Spiaggia della Fontana e della Vigna del re. Superato finalmente il Capo Feto si passa per la Tonnarella – anch’essa rilevata dal Geraci – prima di arrivare al Fiume Mazaro; Stagnone e fiumicello secondo C., noto pure come Fiume Salemi e così lo denominerà l’idrografo militare inglese William Henry Smyth, della Royal Navy, nei primi dell’Ottocento [8].


Camillo Camiliani, Progetto di Torre Cuadara (fine ’500, primi del ’600)


La città di Mazara, il suo castello e relativa cala sono stati oggetto di numerosi rilievi e disegni cartografici da oltre quattro secoli a questa parte, sui quali non occorre soffermarsi in questo contesto; mentre è importante ricordare il toponimo della Falconera, di cui si ha notizia dal Geraci, con antistante secca, «dove vi si possono ormeggiare tre bastimenti grandi latini» [9], a levante della città e prima della chiesa e Costiera di San Vito.
In una carta facente parte della raccolta della Direzione Centrale di Statistica della Sicilia, disegnata e redatta da un anonimo agrimensore mazarese tra gli anni quaranta e cinquanta dell’Ottocento, si leggono altre nuove indicazioni. Sul versante occidentale, quasi al confine con l’attuale Petrosino, scompare Chinisia e, al suo posto, troviamo Zaccanello; a seguire, Punta della Iunca e – prima di Capo Feto – Cozzo di Ponente; prima di Tonnarella altri tre toponimi: Fontana (l’ex Vigna del re), Mezza Praja e Li Due Frati. Nel versante orientale della città, invece, nel tratto che precede la chiesa del Patrono, si registra il Baglio dell’Inglese, cioè dello stabilimento enologico costruito da James Hopps, che a quella data aveva già assunto una rilevanza industriale non indifferente nella provincia, al pari di quelli marsalesi dei connazionali Woodhouse e Ingham; segue la Praja della Bocca e Calapace, dopo la già citata Cala Palumbo [10].

G. Battista Ghisi, Carta della Sicilia, part. (1779)

Alla Punta della chiesa di San Vito il C. attribuiva anche la denominazione li Cassarini (o Casarini), non più richiamata da altri. Il successivo toponimo del Fiume Delia diventa nel tempo: Brizzana (ma anche Brizzano o Verzano), Lia, Rena o Arena e Fiume della Bocca e da questo fino al confine di levante – rappresentato dalla Torre del Saurello, sull’omonima punta e promontorio che segna il limite del territorio mazarese – si registra una singolare proliferazione di nomi. Se S. annota solo Le Caldare (anche Caldara), Cala Frontalta, Cala Grande, Calafetenti (così chiamata per il ristagno delle alghe putrefatte) e Cala de la Zaffarana, il C., in aggiunta, riporta altre sei cale: del Coccio, di Canalperciato e di Malavia (tra le quali si situava la Fonte della Dragonara), del Daino, dell’Alie e del Palombo.
Sconfinando in territorio di Campobello di Mazara, dopo Torre del Saurello, ci si imbatte in Cala di Raisbalata, Cala della Pulce e relativa torre di Torretta Granitola, Punta della Traversa, Punta del Bue Marino, Cala del Corvo detta anche Cala dei Turchi, Capo Granitola, Punta e Cala Secca, Marina e Torre di Tre Fontane. Tanta abbondanza di toponimi si spiega, in primo luogo, con la morfologia più frastagliata di questo versante orientale della costa, caratterizzato, per l’appunto, da numerose piccole insenature prevalentemente rocciose rispetto a quelle sabbiose e più lineari a ovest della città.
Direzione Centrale di Statistica della Sicilia, Pianta di Mazara (databile 1840-1850)

Ma c’è anche un’altra ragione che sottende a tanta dovizia di particolari che scaturiva dalla natura stessa della committenza; l’architetto militare doveva documentare il risultato dei sopralluoghi e delle misurazioni effettuate per motivare la scelta dei siti più idonei a erigere torri di difesa, di osservazione e di corrispondenza con altri punti precisi della costa o delle isole minori. Perciò il repertorio di riferimenti geografici e, in particolare, quello offerto dal Camiliani, era davvero ricchissimo e comprendeva non solo i nomi di città, porti, torri e castelli già esistenti lungo il perimetro dell’Isola, ma punte, promontori, rocche, scogli, cale, canali, fiumi, casali, caricatori, saline, trappeti e, non ultimo, tonnare. Ed è proprio su queste che voglio ora soffermarmi per aggiungere ulteriori informazioni inedite, meritevoli di ricerche documentarie più approfondite. Quando si passa dalla terra al mare, per trattare il tema della pesca e, nel caso specifico, di quella del tonno, ci si può liberare almeno in parte dell’ossessione dei confini territoriali; il tonno certamente li ignora nel suo peregrinare nei mari siciliani e, purtroppo per lui, quando incontra un muro di reti a sbarrare il suo percorso è quasi sempre per proseguire un viaggio che lo porterà nelle camere calate da abili raisi dove sarà mattanzato. I confini marini che per i tonni non esistono, in verità, per i proprietari di tonnare e per i gestori della pesca diventavano spesso materia di liti giudiziarie. Si rivendicava il pieno rispetto della distanza di tre miglia quale limite al di sotto del quale altri proprietari concorrenti non avrebbero potuto calare tonnare il cui sistema e posizionamento di reti poteva intercettare i gruppi di tonni erratici a detrimento della produttività degli impianti già esistenti.
Il mio “sconfinamento” da Mazara verso Campobello è, quindi, inevitabile: da Capo Feto a Tre Fontane si è praticata pesca del tonno con certezza documentaria almeno dal Cinquecento, ma potremmo risalire alle fonti classiche per rinvenire altri riferimenti seppur più generici. Il primo a sottolinearlo è stato Gian Giacomo Adria in un suo scritto del 1535 [11] nel quale definisce la tonnara di Capo Feto come optima. Anche le recenti ricerche di Stefano Fontana segnalano per quel secolo la concessione regia ai Burgio per l’esercizio di una tonnara a Mazara che quasi certamente è la stessa di quella segnalata dall’Adria [12]. Duecentocinquant’anni dopo, il marchese di Villabianca riferisce di una «Tonnarella al presente abolita. Ve ne resta non altro che alcuni rottami di fabbriche delle case e dei cortili che prestavano ai marinari l’abitazione. Pescava ne’ mari del litorale di Mazara donde ella ha il nome di Mazzara, presso la spiaggia detta della Fontana e della Vigna del re» [13]. L’indicazione topografica del Villabianca indurrebbe a ritenere che questa tonnara fosse diversa da quella di Capo Feto ricordata dall’Adria e le distanze calcolate a suo tempo dal Camiliani suffragano questa ipotesi: la Vigna del re distava ¼ di miglio (350 metri circa) da Capo Feto e 3 miglia dal castello di Mazara. Altra conferma si ha dal Massa che nel 1709 così precisava: «Succede la Cala di Capo Feto, o più tosto Porto, perché capace d’un otto Tartane; la Spiaggia della Fontana e la Vigna del Re, luogo così denominato dal cognome di chi l’anni addietro n’era Padrone; indi la Tonnarella di Mazzara, la quale da 25 anni in qua non esiste, e solamente ne restano le vestigie delle case e del cortile» [14].
Torre Sorello al confine con Campobello di Mazara

Se la tonnara di Capo Feto è almeno cinquecentesca, la Tonnarella, attivata forse nel Seicento e cessata negli anni ottanta di quel secolo, è stata quasi certamente di più modesta produttività e dimensione. Come noto, sia a fine Ottocento e fino ai primi del secolo successivo, nei mari di Mazara si praticava la pesca del tonno e, ancora nel 1947, si calavano due tonnare, gestite rispettivamente dagli imprenditori Vaccara e Amodeo [15]. Nel 1907 i due imprenditori Antonino Messina Romano e Bigiano Olinto chiesero la concessione trentennale di una superficie di mare pari a 605 mila metri quadrati antistante alla spiaggia di Capo Feto; era stato osservato dai marinai del luogo «che il passo dei tonni, nei mesi di primavera si verifica abbondante per questo mare, dirigendosi verso levante». Nel 1912, i due soci riuscirono a calare la tonnara ma con scarsi risultati, forse per errore o per i ripetuti sabotaggi ad opera dei non pochi pescatori che temevano un decremento della pesca delle sardelle e delle alici di cui si alimentavano i tonni [16].
Per il tratto di costa orientale in territorio di Campobello di Mazara, Maurice Aymard riferisce dell’attività di due tonnare nel 1639, rispettivamente a Tre Fontane e a Granitola (di nuova fondazione rispetto a T. F.) [17]. Il Geraci a fine Seicento precisava che a Tre Fontane, oltre a una «bonissima torre di guardia», vi fossero «casamenti per servizio della tonnara» [18] e si riscontrano nel corso del tempo ripetute richieste di affitto per calare le reti in quel mare. Il trapanese Matteo Verdirame sin dal 1768 richiedeva al viceré marchese Fogliani «la concessione in pheudum di un luogo di mare chiamato Tre Fontane» per attivare una salina e calare tonnara [19] ma incontrava resistenze da parte dalla regia Corte perché allo stesso tempo pretendeva esenzione da ogni dazio e gabella per i primi dieci anni di esercizio. Tuttavia il re, prima di decidere ultimativamente, voleva comprendere per quali ragioni il segreto (cioè il responsabile doganale e finanziario di Mazara, territorialmente competente) avesse «lasciato in abbandono l’industria della Tonnara» e, allo stesso tempo, quali fossero le credenziali del Verdirame [20]. Acquisite le informazioni positive, il re autorizzò il Fogliani a sciogliere la riserva e a concedere l’autorizzazione a riprendere l’attività della tonnara «giacché ora non se ne ricava niente, se ne fa verun uso» [21]. E a quanto sembra dalla documentazione rinvenuta, non veniva data in gabella (cioè in affitto) dal 1724, quando a gestirla per tre anni era stato don Giuseppe Spada a fronte di un canone annuo di 30 onze [22]. Questo modesto canone è indicativo delle potenzialità del sito produttivo e della quantità di pescato che si prevedeva di poter conseguire.
Va sottolineato, intanto, che Tre Fontane era tonnara cosiddetta “di ritorno”, cioè si faceva mattanza di tonni (Thunnus Thynnus, tonno rosso detto anche pinna blu, Bluefin Tuna) post genetici, dalle carni meno pregiate; il prodotto veniva in minima parte consumato in fresco, ma soprattutto lavorato e posto in barile sotto sale. È presumibile che nel corso di una stagione di pesca (luglio-agosto) settecentesca il risultato complessivo si attestasse su un numero di circa 200-250 animali, oltre naturalmente ad altre varietà di piccoli pesci che venivano catturati e che talvolta assicuravano un’apprezzabile integrazione di guadagni. Tuttavia, già a fine Settecento Tre Fontane sembra essere tornata inattiva, nonostante il Villabianca ancora nella seconda metà di quel secolo vi si riferisca senza però fornire informazioni puntuali: «Tonnara che si ha ne’ mari del litorale della terra di Campobello Napoli, vassallaggio de’ principi di Resuttano, Val di Mazara» [23].
Il sito di Capo Granitola, che pur vantava una genesi seicentesca – come prima ricordato – assurge ad importanza solo nei primi del Novecento allorché il trapanese barone Adragna, comproprietario della tonnara di San Giuliano, ottenne la concessione nel 1908 a poter calare reti e a costruire un idoneo marfaraggio (baglio tonnara, cioè edifici funzionali all’attività) sulla costa [24]. Nell’immediato secondo dopoguerra – come si evince dall’attenta ricostruzione di Gianluca e Marco Serra – sarà poi l’imprenditore trapanese Attilio Amodeo a compiere importanti investimenti per creare un vero e proprio moderno stabilimento industriale di lavorazione e conservazione del tonno sottolio, che mantenne la denominazione di “Tonnara Tre Fontane” già attribuitale dall’Adragna, quasi a evocare la continuità di una storia di pesca con il sito più antico [25].
Delle ultime “calate” di questa tonnara è probabile che qualcuno possa conservare ricordo, considerato che le attività cessarono definitivamente con la stagione di pesca del 1972, andata male come la precedente. Meno probabile, invece, che la maggior parte dei toponimi sopra riportati siano stati utilizzati nella pratica orale quotidiana da parte dei più anziani (cui si potrebbe ancora oggi chiedere), ai quali sarebbe risultato difficile già nel Novecento individuare la dislocazione di Cala del Coccio o di Cala Malavia. Fortunatamente, quando la memoria umana incontra un limite invalicabile, accade di potersi avvalere delle testimonianze documentarie che riportano alla luce non solo toponimi e luoghi di pesca in oblio ma anche episodi sepolti e, come nel caso che segue, anche un singolare evento di “cronaca nera” completamente dimenticato.
Latta di tonno sottolio della ditta Attilio Amodeo e C.
Nel lontano mese di luglio del 1775, durante la stagione di pesca che si svolgeva nel sito di Tre Fontane, ingabellata dal regio demanio al barone Stefano Verdirame (figlio del sopracitato Matteo), «fu ucciso nella spiaggia della Tonnaja di Trefontane territorio di Mazzara, Giuseppe Catanzaro, da Gaspare Robbino» [26]. Non che gli omicidi fossero eventi rari, ma che l’autore del delitto fosse un relegato che dalle prime ricostruzioni sembrava essere stato autorizzato a lasciare l’isola di Favignana per venire a lavorare a Tre Fontane, di certo lascia perplessi. Il trapanese Robbino (altrove Rubbino), infatti, era stato destinato nella maggiore delle Egadi a scontare una pena la cui gravità e durata non conosciamo ma, come la legge consentiva da tempo, (Prammatica del viceré conte di Monteleone del 30 maggio 1524), i carcerati e i confinati, durante la stagione di pesca e, in particolare dal 10 aprile al 20 giugno di ogni anno (periodo definito feriae tonnitiarum), potevano andare a lavorare in tonnara e risiedere all’interno del marfaraggio previa “pleggeria” (cauzione) da parte di un garante, ove richiesto dall’autorità; né si poteva essere arrestati per debiti se ingaggiati per detta attività.
Avuta notizia dell’omicidio e disposto l’arresto, la Gran Corte Criminale diede incarico alla Corte Capitanale di Mazzara di avviare le indagini per comprendere chi avesse autorizzato la partenza da Favignana del Robbino e compilare il processo. Il dubbio non avrebbe dovuto neppure porsi dato che i carcerati e i relegati non erano soggetti a giurisdizione civile, ma al governatore militare dell’isola, presso la quale esistevano ben due forti che ospitavano detenuti: San Giacomo e Santa Caterina. Peraltro, un conto era il permesso per andare a lavorare in tonnara (e a Favignana c’era la più grande e importante di tutto il Mediterraneo), altro era l’autorizzazione a lasciare l’isola per prestare servizio in quella ben più piccola di Tre Fontane, a seguito di una presunta specifica richiesta e versamento cauzionale del barone Verdirame. Dagli approfondimenti e dalle risposte pervenute dai soggetti istituzionali coinvolti emerse una versione ufficiale apparentemente plausibile. Non era vero che il Verdirame avesse versato cauzione per avere al proprio servizio il Robbino, e men che meno il governatore militare ne aveva autorizzato il trasferimento; questi, in realtà, era riuscito a fuggire da Favignana il 2 luglio, approfittando della condizione di semilibertà consentita ai relegati, che potevano muoversi senza molte difficoltà nell’isola.
Tutto chiaro, quindi; non rimaneva che procedere all’arresto e avviare il processo. Ma era davvero tutto così lineare e chiaro? Come mai la fuga non fu scoperta subito, ma addirittura nella «revista de agosto subcesivo»? [27]. Con la complicità di quale padrone di barca poté lasciare Favignana? E perché il trapanese Robbino scelse la tonnara di Tre Fontane? Forse aveva già lavorato in passato al servizio del barone trapanese? Quali le ragioni del delitto? Le carte non dicono altro, ma nella migliore delle ipotesi, la gestione dei relegati aveva mostrato delle pecche notevoli.
Magra e cinica consolazione campanilistica per i mazaresi e i campobellesi del tempo: la vittima, il «miserando Giuseppe Catanzaro», era nativo di Sciacca.
Dialoghi Mediterranei, n.31, maggio 2018

sabato 16 gennaio 2016

Il castello normanno (di Rosario Lentini)

Mazara 1811: quando il castello contava meno del grano

Disegno di Gabriele Merelli, 1677

Il castello medievale di Mazara o meglio ciò che un tempo fu castello, da molti decenni ci si mostra in quell’unico frammento architettonico superstite – un arco a tutto sesto sormontato da un doppio arco ogivale – ormai divenuto icona della città, ben più del suo stemma turrito. Come noto, la costruzione risale al 1075 circa, per volontà di Ruggero I di Altavilla, in posizione soprelevata rispetto all’attuale piano della piazza Mokarta, strategicamente funzionale alla rete di difesa dalle possibili incursioni musulmane lungo la linea di costa meridionale dell’Isola. Ospitò non soltanto il conte Ruggero e l’omonimo re ma anche Federico di Aragona e la regina Eleonora d’Angiò nel 1318 e poi Pietro di Aragona, re Martino e, in ultimo, re Alfonso di Napoli nel 1495. Intorno al 1880, ridotto in condizioni di notevole degrado, fu presa la decisione di demolirlo quasi per intero, per realizzare nello stesso luogo una villa urbana, malgrado – come sottolineava Filippo Napoli [1] – il contrario parere di alcuni archeologi.
A onor del vero, nella seconda metà dell’800, l’orientamento urbanistico di demolire mura per ammodernare le città era molto diffuso in tutto il Paese, da Torino a Palermo, e ad esso si devono gli abbattimenti di cinte murarie per realizzare viali e gli sventramenti dei centri storici per sostituirvi edifici più ariosi. E poiché l’arte del riuso era la norma, le pietre del castello mazarese diruto servirono per il lungomare e per la piazza. Ancora nel 1901, i fogli a stampa dell’opposizione politica locale preannunciavano: «[…] fra pochi giorni anche tu cadrai, o glorioso avanzo di Porta Castello, vetusto documento della dominazione arabo-normanna! E cadrai per l’azione d’un sindaco ostrogoto… Si fa voti all’illustre comm. Patricola, direttore degli scavi e monumenti, perché non permetta che si consumi tale vandalismo» [2].
Ma il degrado era già iniziato molto tempo prima; non a caso, infatti, il 23 dicembre 1793 il comandante della fortificazione mazarese, don Nicolò Velasco, scriveva al ministro della guerra in Napoli, don Salvadore Naselli, per segnalare lo «stato così deplorabile» sia del forte, sia delle vicine abitazioni in cui erano alloggiate le truppe [3]. La sua sorte appariva segnata, nonostante il Canale di Sicilia rimanesse un mare affatto tranquillo; le incursioni piratesche e le catture di bastimenti proseguivano senza sosta e avrebbero meritato un incremento maggiore delle spese per le architetture militari. Tuttavia, il versante tirrenico e quello orientale della Sicilia, almeno fino al 1815, erano considerati anello ancor più debole della catena difensiva, dato che l’espansionismo napoleonico aveva costretto re Ferdinando III a fuggire dalla capitale partenopea occupata dall’esercito francese e a rifugiarsi nel regno di Sicilia. Tra XVIII e XIX secolo, dunque, si riteneva maggiore il pericolo proveniente dalla Penisola italiana e poiché dal 1800 l’Isola di Malta era protettorato della Gran Bretagna, nazione alleata del Borbone, il rischio di uno sbarco di truppe francesi lungo la costa meridionale dell’Isola appariva assai improbabile. FOTO1

Il Castello di Mazara, da F. Negro e C. M. Ventimiglia, Atlante di città e fortezze del Regno di Sicilia, 1640, a cura di Nicolò Aricò, Sicania, Messina 1992

Peraltro, le periodiche richieste alle autorità e istituzioni centrali di interventi restaurativi importanti da attuare non trovavano più adeguato riscontro anche per un altro motivo: Mazara era città demaniale e quindi anch’essa avrebbe dovuto contribuire alle spese e in che misura ce lo ricorda, nel 1811, proprio uno dei suoi governatori, don Michele Burgio Marini: «Il castello di Mazzara necessita di accomodi urgenti. Per l’accomodo di questo castello va tenuta l’Università [cioè la città] in forza di replicati Reali Dispacci. Le muraglie necessitano pure di pronti accomodi» [4]. Tra gli obblighi di bilancio che ripetutamente il re ricordava agli amministratori cittadini vi era quello di destinare annualmente 50 onze solo per il restauro delle mura, importo questo che da tempo non veniva erogato. Inoltre, per il cosiddetto quartiere di Cavalleria, cioè per gli attigui alloggiamenti militari, l’amministrazione comunale aveva imposto apposita gabella sul macino che permetteva di accantonare la non indifferente somma di circa 600 onze l’anno da utilizzare per «riattazione e mantenimento»; poiché però «per tanti anni non si sono erogate, aumenta una somma eccessiva di debito dell’Università».
Don Burgio Marini, consapevole delle difficoltà finanziarie e del fatto che da un’eventuale vendita del quartiere militare si sarebbero ricavate 1.000 onze mentre, di contro, per il restauro ne sarebbero occorse non meno di 4.000, optando per la prima soluzione «propose di serrarsi una strada piena di magazzini che contiene due grandi Conventi in quella lunghezza, che sarebbe necessaria alla quantità delle Truppe, e ciò con poca spesa» [5]. La proposta non sembra abbia ottenuto riscontro positivo, di certo non si concretizzò; eppure, in quel 1811, il problema assumeva una rilevanza tale che, quando in città venne a soggiornare per diversi giorni il funzionario regio don Tommaso de Pasquale, il governatore ritenne di trovarsi al cospetto dell’interlocutore designato a valutare gli interventi necessari.

da F. Negro e C. M. Ventimiglia,Atlante di città e fortezze del Regno di Sicilia, 1640, a cura di Nicolò Aricò, Sicania, Messina 1992
Ma il de Pasquale, che aveva avuto, invece, l’incarico di relazionare sull’andamento della raccolta dei frumenti nel Val di Mazara, preferì mantenere segreta la propria missione e assecondare il convincimento del Burgio Marini il quale: «voleva sapere qual era la mia professione, ed avendo saputo essere architetto, credé che fusse stato commissionato per la fortificazione, cosa che mi fu di sommo piacere per non fare scuoprire la vera e con tale occasione mi fece girare il Castello, quartiere dirotto e le mura che circondano detta Città; nel medesimo giro delle Mura – riferiva ancora il de Pasquale – mi dimostrò la maniera de’ controbandi e come non se li poteva opporre perché gli veniva impedita la sortita in tempo di notte perché le chiavi erano in potere del Senato» [6]. In buona sostanza, dalla “narrazione” del governatore mazarese l’immagine degli amministratori civici e del senato ne usciva a pezzi: non solo erano inadempienti nel finanziare il restauro del castello e delle mura, ma erano persino sospetti di agevolare il contrabbando! La questione cominciava a prendere una piega diversa e di maggior interesse per il funzionario regio, il quale stava compilando un “Notamento de’ Paesi tragittati per la Valle di Mazzara”, cioè una relazione sull’andamento della produzione e del commercio dei grani relativa a 36 comuni, da Godrano ad Agrigento, da Aragona ad Alcamo, da Sambuca a Ribera ecc. e, non a caso, il commento e le informazioni riguardanti Mazara risultavano le più puntuali dell’intero rapporto. Si rileva, intanto, come la resa granaria fosse stata tra le più basse: tre tumoli per ogni tumulo di sementi (a Godrano, per esempio, si erano ottenute rese non inferiori a nove tumoli con punte di sedici) e «solo il Feudo della Piana è giunto fino al sette, e varj Feudi non hanno raggiunto nemmeno la Semenza»; il prezzo corrente si attestava sui 14 tarì e grani 10 il tumulo.
Una pessima annata, quindi, per Mazara, città che anche uno straniero come l’ufficiale della Marina militare britannica William Henry Smyth ben conosceva e riguardo alla quale, in quegli stessi anni, annotava: «si fa grande esportazione di grano, cotone, legumi, vino, frutta, pesce, barilla (termine di origine spagnola per indicare le ceneri di soda vegetale), radici di robbia, olio e sapone, ma durante l’inverno si sente molto la mancanza d’un porto per grandi vascelli» [7]. Quasi certamente allo Smyth queste informazioni vennero fornite dal mercante connazionale Joseph Payne stabilitosi a Mazara sin dalla fine del ‘700 –prima ancora di Matthew Clarkson e di James Hopps – il quale esportava lino, mandorle, olio e vino, nonché il frumento acquistato dal conte di Gazzera [8] e le ceneri di soda da mastro Gaspare Dado [9] e che nel 1819 avrebbe preso in affitto anche un vasto terreno di proprietà della mensa vescovile [10].


Disegno di Gelino, 1802

Tuttavia, per quanto personaggio di spicco, Payne non era il più importante incettatore di frumenti della piazza, mentre il de Pasquale aveva ben rilevato, nel corso della sua indagine, la ristretta cerchia dei maggiori mercanti e produttori: il napoletano don Luigi Cacace che intermediava anche per conto degli inglesi; i mazaresi don Gaetano d’Andrea, il canonico Russo «gran formentario», il gabelloto e negoziante don Antonino Lorrito (Norrito), il padrone di barca Caspro (Gaspare) Baro e, non ultimi, i fratelli Vito e Leonardo Felleccia (Fileccia). I Fileccia e il Norrito in seguito si sarebbero anche associati tra loro come si evince dai Ruoli fondiari degli anni 1824-29 [11]. Secondo il funzionario de Pasquale, i Fileccia corrispondevano con il mercato palermitano grazie ad un loro fratello sacerdote, il beneficiale don Pietro Fileccia. Sono documentati, infatti, ripetuti trasferimenti di somme da Mazara a Palermo sin dal 1803 (da don Vito al citato fratello sacerdote), contabilizzate a debito dei fratelli Woodhouse di Marsala, forse per acquisti sul mercato della capitale siciliana [12]. Si ha notizia per quegli anni anche di un altro reverendo Vito Fileccia mazarese, (probabilmente cugino dell’omonimo produttore-mercante) facente parte della deputazione dei cinque sacerdoti nominati dal vescovo La Torre per preservare il culto della Madonna del Paradiso, le offerte elargite dai fedeli e gli ex voto [13]. «La popolazione patisce, e si lagna – scriveva ancora il funzionario de Pasquale – per esservi molti Negozianti tutt’inclinati a far uscire il formento di controbando nulla curando la sudetta popolazione» [14].

Il castello, primi 900
Niente di nuovo sotto il sole di Mazara. Nel 1785 il sindaco Francesco Sansone Eredia aveva scritto al viceré Caracciolo, in quell’anno anch’esso di scarso raccolto, per segnalare le difficoltà a farsi consegnare «da Massarioti e Borgesi» la quota di frumento prodotta nel territorio (un terzo) «per la necessaria provisione di questo Publico, […] dapoiché per esperienza si è veduto che li Riveli sono stati sempre lesivi a questo Publico, per essersi fatti sempre su d’un piede basso e non dell’effettiva quantità che hanno raccolto» [15]. I produttori, cioè, dichiaravano ufficialmente quantità inferiori di cereali per non essere costretti a versare nei magazzini comunali la quota dovuta nelle annate di carestia ed anzi esportavano di contrabbando il prodotto non rivelato conseguendo più lauti profitti. Secondo il marchese de Gregorio inviato dalla Giunta delle dogane di Sicilia nella primavera del 1803 «per sistemare la Dogana della città di Mazara», le persone del luogo da lui stesso individuate ad assumere gli incarichi erano «adorne d’ogni probità e saggezza» e tra queste vi erano don Vito Fileccia (Regio revisore percontra) e don Antonino Norrito (Fiscale) [16]. Anche in quel tempo poteva accadere che i controllori dovessero controllare se stessi e spesso con risultati ineccepibili, ma nei fatti sul commercio dei cereali si continuava a frodare il fisco e piegare il fabbisogno della città.
Chissà se tra i motivi della mozione degli occhi del ritratto della Madonna del Paradiso, la sera del 3 novembre 1797 – evento miracoloso ripetutosi nel 1807, 1810 e 1811 – non vi fosse anche la commiserazione verso la popolazione affamata dai suoi contrabbandieri!
Dialoghi Mediterranei, n.21, settembre 2016

Note
[1] F. Napoli, Storia della città di Mazara, Mazara del Vallo 1932: 52.
[2] «Gazzettino del Popolo», Mazara del Vallo, 28-10-1901, cfr. A. Cusumano, Da «Il Giardino letterario» ad «Astarotte. La stampa periodica locale», in A. Cusumano – R. Lentini, Mazara 800-900. Ragionamenti intorno all’identità di una città, Sigma, Palermo 2004: 174.
[3] Archivio di Stato di Palermo (Asp), Tribunale del Real Patrimonio. Numerazione provvisoria, reg. 2339, doc. 25, lettera del viceré Caramanico al Tribunale del Real Patrimonio, Palermo, 13 marzo 1794.
[4] Asp, Real Segreteria. Incartamenti, b. 5402, trascrizione della Memoria di don Michele Burgio Marini, databile agosto 1811.
[5] Ibidem.
[6] Ibidem, lettera di don Tommaso de Pasquale al duca di Ascoli, databile agosto 1811.
[7] W. H. Smyth, La Sicilia e le sue Isole, a cura di Salvatore Mazzarella, Giada, Palermo 1989: 26.
[8] Archivio di Stato di Trapani, not. V. Barracco di Mazara del Vallo, reg. 5286, cc. 17r-18r, 29-4-1812.
[9] Ibidem, reg. 5287, cc. 135r-136r, 8-12-13.
[10] Archivio Notarile Mandamentale di Marsala, not. P. Pace di Marsala, reg. non numerato, cc. 445r-459v, 24-8-1819.
[11] Asp, Ruoli fondiari, 1824-1829, busta 29, registro “Mazara”.
[12] Asp, not. F.M. Albertini, reg, 23946, c. 133r, 10-9-1804; c. 445r, 1-10-1804. Si tratta di alcune lettere di cambio emesse a Mazara da Domenico Lombardo «per la valuta avuta in contanti dal sig. Vito Fileccia», regolarmente pagate al rev. Pietro Filecciasulla piazza di Palermo dal trattario banchiere Abraham Gibbs, fiduciario dei Woodhouse.
[13] P. Pisciotta, La Madonna del Paradiso. Due secoli di culto mariano nella città di Mazara del Vallo, Istituto per la storia della Chiesa, Mazara del Vallo 1999: 33.
[14] Asp, Real Segreteria. Incartamenti, lettera di don Tommaso de Pasquale cit.
[15] Asp, Tribunale del Real Patrimonio. Numerazione provvisoria, reg. 218, lettera del sindaco di Mazara al viceré Caracciolo, 6-6-1785.
[16] Asp, Suprema Giunta delle Dogane, busta 8, fasc. 12, lettera del marchese Gregorio al viceré Asmundo Paternò, Trapani, 24-5-1803.

giovedì 26 novembre 2015

Club Service: Rotaract

Il Rotaract è un'associazione promossa dal Rotary International e dedicata a uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Ogni Rotaract Club si appoggia alla comunità o ad un'università ed è patrocinato da uno o più Rotary club locali. Il nome di Rotaract, combinazione tra le parole "Rotary" ed "Action", fu scelto in seguito ad un sondaggio tra gli studenti dell'Università di Houston, nel Texas. I Club Rotaract organizzano attività di raccolta fondi con lo scopo di soddisfare le esigenze della comunità locale, attività volte a favorire la comprensione internazionale, riunioni formali, relazioni su temi di pubblico interesse, visite ad aziende, attività culturali, campagne di sensibilizzazione nelle scuole. Tutte le attività Rotaract iniziano a livello locale; ciascun socio impegnato nell'organizzazione di queste attività ha la possibilità di servire la comunità locale. Negli anni ottanta anche nella nostra città un gruppo di giovani organizzò un club locale. Le foto che seguono si riferiscono al Gemellaggio Mazara-Tunisi coronato da una manifestazione datata 28 gennaio - 3 febbraio 1981. Il club gemellato era il Club Rotaract Tunis (Maison de Turisme - 62 Rue D'Iran), rappresentato da Ben Lakhal Mouniva (1S Rue Magon - Notre Dame Tunis). Le manifestazioni si conclusero con una conferenza, nella sede più naturale, ossia nella Aula Magna del Liceo Ginnasio G.G. Adria, che come molti sanno è stato, grazie alla lungimiranza del preside Gianni di Stefano, sede di un Corso di Lingua e Civiltà Islamica "Al imàm al-màzari"


Centro Polivalente
Foto Ricordo


Aula Magna



Felice Di Matteo (presidente del consiglio d'Istituto) - Gianni Di Stefano


Giovanni Tumbiolo, Vita Morsellino (Lettere), Lucio Rizzo, Antonella Misuraca, Graziella Lisma


Felice Di Matteo, ?, Gianni Di Stefano, Graziella Parrinello


Antonella Misuraca


Leonardo Faugiana (Lettere) - Don Pietro Pisciotta (docente di Storia)





Lucio Rizzo, Giovanni Tumbiolo, Graziella Parrinello, Felice Di Matteo, Gianni Di Stefano